Michele Merlo, i fan non lo dimenticano: la famiglia prepara l’appello
Dopo il rigetto del risarcimento, Domenico e Katia Merlo annunciano il ricorso e tornano a chiedere un riconoscimento delle responsabilità mediche
A più di cinque anni dalla morte di Michele Merlo, il legame con il cantautore vicentino resta vivo. Ogni mese, il giorno 6, alcuni sostenitori raggiungono la sua tomba arrivando anche da Alessandria, Ferrara, Bologna e dal Piemonte; altri continuano a far visita alla famiglia.
Il ricordo continua oltre la musica
A sostenere la memoria dell’ex concorrente di Amici c’è anche Romantico Ribelle, associazione nata dopo la sua scomparsa e rivolta a chi sogna di lavorare nel mondo musicale. L’organizzazione, con sede a Roma e supportata dai follower dell’artista, ha avviato una raccolta fondi destinata anche alle spese del nuovo procedimento giudiziario.
Domenico Merlo conserva intanto il ricordo dei progetti che il figlio stava portando avanti. Michele aveva concerti già programmati nei palazzetti, aveva pubblicato un libro, lavorava a collezioni di abbigliamento e aveva sostenuto provini cinematografici con Muccino.
Una canzone rimasta come testamento
La pandemia aveva bloccato molte di quelle iniziative, ma non la volontà di incidere Farfalle. Il padre, presente durante la registrazione, considera oggi quel brano quasi un lascito personale del figlio: «È quasi un testamento, come se sentisse che non stava bene».
La carriera musicale di Michele si è interrotta a 28 anni. Il giovane è morto il 6 giugno 2021 all’ospedale Maggiore di Bologna, dopo una malattia indicata come leucemia fulminante. Da allora i genitori, Domenico e Katia, hanno continuato a contestare la ricostruzione secondo cui non sarebbe stato possibile intervenire in tempo.
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La famiglia prepara il ricorso
Il Tribunale di Vicenza ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata contro il medico di base di Michele. Nella decisione, il giudice ha rilevato una negligenza professionale, ma non ha riconosciuto un rapporto diretto tra il ritardo diagnostico e il decesso.
La famiglia intende impugnare la sentenza entro 30 giorni dalla notifica. «Non cercavo vendetta, volevo solamente giustizia», ha detto Domenico, chiarendo che l’obiettivo non è il denaro ma l’ammissione dell’errore commesso. Il padre ha definito gravissima la condotta del medico e ha spiegato che il procedimento è stato segnato da quattro cambi di giudice.
L’emocromo al centro della disputa
Secondo Domenico, un semplice emocromo avrebbe potuto modificare l’esito della vicenda. Il consulente tecnico d’ufficio ha invece sostenuto che Michele non sarebbe stato salvabile nei tempi utili e che il risultato dell’esame sarebbe arrivato dopo 72 ore; il padre contrappone a questa ricostruzione le valutazioni dei periti della Procura di Bologna, che avrebbero stimato tra l’85 e il 97 per cento le possibilità di salvezza.
Domenico sostiene inoltre che in ospedale l’esame sarebbe stato disponibile in circa mezz’ora e che, con cure avviate lo stesso giorno della visita o quello successivo, il figlio avrebbe potuto guarire in tre mesi. Nell’intervista ha citato anche il parere di un ematologo oggi in pensione, secondo cui l’espressione “leucemia fulminante” apparteneva a una terminologia usata in passato per descrivere decessi improvvisi la cui causa non era ancora chiara.
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