Meloni, il doppio pressing in Europa: energia e conti sotto esame
Al vertice europeo la premier punta a una risposta comune contro rincari e inflazione, cercando intese con Merz e Macron anche sui dossier più delicati.
Il dato che mette in difficoltà i conti italiani è l’inflazione attesa al 3,3% a fine anno, ben sopra l’1,8% previsto nel momento in cui, nel 2024, furono definiti i piani nazionali di bilancio. Giorgia Meloni arriva così al Consiglio europeo con una richiesta precisa: permettere ai governi di reagire all’aumento dei prezzi senza essere penalizzati dalle nuove regole sulla spesa.
La premier dovrà inoltre cercare sostegni politici tra i principali partner, guardando in particolare a Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. Nel confronto europeo rientrano anche il sostegno all’Ucraina e l’ipotesi di individuare un unico negoziatore per il dossier.
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Il caro energia torna al centro
La crisi in Iran e nel Golfo, insieme alle tensioni nel Mar Rosso provocate dalle incursioni degli Houthi, continua a pesare sulle prospettive dei mercati energetici. Le difficoltà sulle rotte di Hormuz e Bab el-Mandeb non sembrano destinate a risolversi rapidamente, con conseguenze immediate per un Paese come l’Italia, ancora molto dipendente dalle importazioni e caratterizzato da una presenza significativa del gas nel proprio approvvigionamento.
Meloni intende quindi riproporre a Bruxelles il pacchetto in sei punti sull’Ets, elaborato insieme al premier ceco Andrej Babiš e già illustrato nelle comunicazioni parlamentari del 14 ottobre. La presidente del Consiglio considera il meccanismo capace di produrre squilibri e chiede di rinviare l’avvio dell’Ets2 e del regolamento europeo sul metano.
Tra gli altri interventi figurano il contenimento dell’impatto dei costi del carbonio sulle bollette elettriche e un sistema più trasparente per controllare e seguire l’andamento del mercato delle quote Ets. L’obiettivo politico è ottenere decisioni coordinate e rapide, così da proteggere famiglie e imprese dall’ulteriore rincaro dell’energia.
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La flessibilità divide i governi
Il secondo fronte riguarda l’effetto dell’inflazione sulla spesa pubblica. L’adeguamento automatico di pensioni, assegno unico e altre prestazioni fa crescere gli stanziamenti anche senza nuove scelte dei governi, proprio mentre il nuovo Patto di stabilità e crescita impone il rispetto di un limite alla spesa.
Per questo l’Italia chiede che l’aumento dei prezzi venga considerato nella valutazione dei piani di bilancio. Meloni propone inoltre di destinare a interventi temporanei per famiglie e imprese il maggior gettito dell’Iva prodotto dalla spirale inflazionistica.
L’idea incontra la cautela dei Paesi più rigoristi, contrari a una modifica che potrebbe trasformarsi in un precedente ogni volta che si verifica uno shock economico. I governi mediterranei mostrano maggiore apertura, ma finora soltanto la Grecia ha manifestato pubblicamente il proprio appoggio.
La premier aveva già affrontato il tema con Ursula von der Leyen durante l’incontro del gruppo dei Paesi mediterranei tenuto a Spalato la settimana precedente, senza ottenere una posizione definitiva dalla presidente della Commissione europea. «Agire subito in modo coordinato», è l’appello con cui Meloni si presenta al vertice, consapevole che la convergenza tra gli Stati dovrà ancora essere costruita.
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