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Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Meloni e l’energia: perché i primi no europei non chiudono la partita

Le prime risposte dei portavoce della Commissione europea non rappresentano necessariamente la posizione finale di Ursula von der Leyen sulla flessibilità chiesta dall’Italia.

La richiesta di Giorgia Meloni sulla maggiore flessibilità da concedere all’Italia, alla luce dell’emergenza energetica, non sembra destinata a essere valutata soltanto sulla base delle prime dichiarazioni ufficiali. I dinieghi arrivati dai portavoce della Commissione europea, infatti, potrebbero non coincidere con la decisione conclusiva.


Il peso delle prime risposte

L’emergenza energetica continua ad aggravarsi giorno dopo giorno e proprio per questo Roma punta a ottenere margini di manovra più ampi. Le prime risposte della Commissione, però, non vanno interpretate come il punto finale del confronto.

Tra le formule utilizzate finora ci sono stati “no”, posizioni interlocutorie e aperture. Il loro valore, secondo l’impostazione descritta, resta limitato finché non si esprime la presidente della Commissione europea.

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La decisione passa da von der Leyen

Ursula von der Leyen segue un metodo preciso prima di pronunciarsi sulle richieste avanzate da uno degli Stati membri. Prima di rispondere, verifica il contenuto della proposta e ne valuta la portata.

Per questo, il giudizio definitivo sulla domanda di Meloni potrebbe arrivare soltanto dopo un esame diretto da parte della presidente. Le dichiarazioni dei portavoce rappresentano dunque una tappa del percorso, non necessariamente l’esito della trattativa.

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