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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Meloni dice no al miliardo per i magistrati: ora il rischio commissario

La premier contesta il costo degli aumenti arretrati mentre il governo cerca fondi urgenti per autotrasporto, famiglie e imprese colpite dalla crisi.

Il nodo è una firma che Giorgia Meloni, almeno per ora, non intende apporre: quella sul provvedimento destinato a recepire il nuovo calcolo degli stipendi dei magistrati. Il conto per lo Stato potrebbe arrivare a 979 milioni di euro, mentre l’esecutivo sta cercando risorse molto più limitate per evitare il blocco del trasporto merci.

Raggiunta telefonicamente, la presidente del Consiglio ha chiarito la propria posizione: «In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati». Meloni ha aggiunto che, se il Consiglio di Stato lo riterrà necessario, potrà essere nominato un commissario, lasciando a ciascuno le proprie responsabilità.

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La firma che può aprire un nuovo scontro

Il mancato via libera al decreto potrebbe infatti portare alla designazione di un commissario ad acta, incaricato di dare seguito alle decisioni della giustizia amministrativa. Il governo ha già provato a contestare quelle pronunce attraverso l’Avvocatura dello Stato, ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno respinto la posizione dell’esecutivo.

La questione nasce dai ricorsi presentati dall’Associazione Nazionale Magistrati e da altre organizzazioni della categoria. Secondo i ricorrenti, il sistema usato per determinare gli adeguamenti triennali non avrebbe considerato correttamente i parametri previsti dalla legge.


Perché il conto sfiora un miliardo

A differenza di altri dipendenti pubblici, i magistrati non definiscono gli aumenti attraverso una trattativa contrattuale. Le loro retribuzioni vengono aggiornate ogni tre anni sulla base della crescita degli stipendi del pubblico impiego, con un calcolo poi formalizzato tramite Dpcm.

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Il metodo precedente aveva prodotto incrementi del 4,85% per il periodo 2018-2020 e del 6,69% per il triennio 2021-2023. La nuova interpretazione porta invece le percentuali rispettivamente al 6,22% e al 12,32%, con effetti anche sugli arretrati: per alcuni magistrati si ipotizzano somme fino a circa 100mila euro, oltre a un incremento annuo vicino ai 20mila euro.


Le priorità indicate dal governo

Meloni è rientrata da un Consiglio europeo a Bruxelles concentrato soprattutto sull’aumento dei carburanti e sull’inflazione. In questo quadro, l’esecutivo sta valutando interventi per autotrasportatori, agricoltori, pescatori, famiglie e imprese.

Solo per sostenere il trasporto su strada, secondo le stime richiamate, servirebbero almeno 100 milioni di euro. La premier ha spiegato che le risorse vengono cercate voce per voce e ha offerto alle associazioni rappresentative la disponibilità a discutere una soluzione, auspicando che anche la maggior parte dei magistrati comprenda le urgenze del momento.

L’Associazione Nazionale Magistrati, dal canto suo, ha contestato le cifre circolate sulla stampa. L’organizzazione sostiene che gli importi reali siano inferiori e che si tratti di componenti retributive previste dalla legge, rimaste non pagate per effetto dei ritardi accumulati dall’amministrazione.

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