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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Meloni critica la scarcerazione di Siher: indagine ancora aperta

La gip ha escluso fuga e gravi indizi, lasciando aperta l’inchiesta; Meloni ha criticato la decisione.

Youssef Siher è stato rimesso in libertà dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni ha respinto la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare. La Procura può impugnare il provvedimento e l’indagine non è chiusa.

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La decisione della gip

Secondo la giudice, non erano sufficienti né il pericolo concreto di fuga né gli elementi gravi richiesti per disporre il carcere prima del processo. L’ordinanza non equivale a un’assoluzione: Landoni ha lasciato aperta la possibilità di raccogliere altre prove.

La scelta ha provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la scarcerazione una «mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni». Contestare un provvedimento, tuttavia, è diverso dal delegittimare il controllo esercitato dal giudice sulla richiesta dell’accusa.


Le posizioni di Siher

Nel testo, Siher viene descritto come vicino a formazioni e ambienti politici radicali. Avrebbe aderito al gruppo milanese dei Giovani Palestinesi d’Italia e mantenuto rapporti con il movimento BDS, il Fronte della Gioventù Comunista, organizzazioni sindacali di base di Firenze e Brescia e centri sociali del Nord-Est.

Le sue idee possono essere considerate lontane o inaccettabili, così come può essere giudicato ambiguo il vademecum che invitava a «provare a sfondare» i cordoni della polizia. Quel testo, però, non indicava di resistere agli agenti, ma di arretrare. In ogni caso, la responsabilità penale resta personale e la detenzione preventiva presuppone indizi gravi previsti dalla legge.


Il problema dell’imparzialità

Il 28 ottobre è emerso che Tiziana Landoni aveva sottoscritto, nel settembre 2025, l’Appello dei giuristi per Gaza promosso da Giustizia Insieme. Nel documento si affermava che «di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione».

La firma ha alimentato i dubbi della destra sull’imparzialità della gip. Nell’elenco dei 3.135 aderenti figurava però anche Francesca Crupi della Procura di Milano, la pubblico ministero che aveva chiesto il carcere per Siher. Le due magistrate avevano quindi sottoscritto lo stesso appello, ma in seguito hanno sostenuto posizioni opposte sul caso.

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La terzietà davanti al dissenso

La doppia adesione non dimostra, da sola, un condizionamento nelle decisioni giudiziarie. Solleva però una questione ricorrente nel pensiero liberale: è prudente che i magistrati firmino appelli pubblici su temi capaci di dividere profondamente l’opinione pubblica?

La giustizia, secondo un principio ribadito anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, deve apparire imparziale oltre a esserlo. La fiducia nella neutralità è delicata e riguarda sia il pubblico ministero sia il giudice. Per questo chi indossa la toga dovrebbe valutare con cautela la propria esposizione su controversie politiche.


Il controllo sul potere pubblico

Meloni può criticare la decisione della gip. Presentare però la verifica giudiziaria come un’offesa al lavoro di chi tutela i cittadini rischia di trasformare una garanzia costituzionale in un ostacolo all’azione dello Stato.

La regola vale in entrambe le direzioni: proteggere i negozi dalle devastazioni, gli agenti dalle aggressioni e gli indagati da una detenzione senza presupposti legali. Il giudice chiamato a controllare la richiesta della Procura esercita una funzione necessaria anche quando il suo verdetto contrasta con il governo.

La separazione tra accusa e giudizio conserva un significato concreto soltanto se si accetta che il giudice possa respingere la posizione della Procura, anche nei procedimenti che suscitano una forte reazione politica.

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