Indagine mondiale, italiani divisi su scuola, media e futuro
Il 75% guarda con fiducia alla propria vita, ma solo il 34% crede nella direzione del mondo
Il futuro collettivo preoccupa, mentre la fiducia nella propria vita resiste. È il risultato principale del FII PRIORITY Compass 2026, realizzato dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos su 61.200 adulti in 32 Paesi tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026.
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La fiducia cambia tra Nord e Sud
Soltanto il 34% degli intervistati pensa che il mondo stia andando nella direzione corretta. La quota sale al 46% quando la domanda riguarda il proprio Paese, ma raggiunge il 75% sul bilancio personale.
La distanza geografica è marcata. Nei 19 Paesi del Sud globale il 47% esprime fiducia nel percorso del mondo, contro il 15% registrato nei 13 Paesi del Nord globale. Anche sull'economia mondiale il divario è ampio: ottimista il 49% nel Sud, appena il 19% nel Nord.
La fiducia nella possibilità di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro arriva al 75% nel Sud globale e al 60% nel Nord. La media internazionale è del 69%, sei punti in più rispetto al 2025.
Costo della vita e servizi essenziali
Per il quinto anno consecutivo, il caro vita è la principale fonte di preoccupazione: lo indica il 56% del campione, con un aumento di sei punti in dodici mesi. Le spese per l'energia sono citate dal 34% degli intervistati.
Salute e accesso alle cure rappresentano la priorità per il 44%, seguiti dalla stabilità del lavoro e del reddito, indicata dal 43%. Più della metà del campione considera inoltre il costo della vita e i debiti un ostacolo alla possibilità di avere il numero di figli desiderato.
Meno di una persona su due si dichiara soddisfatta dell'assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese. Il 63% accetterebbe però un aumento delle imposte per garantire cure accessibili a tutti.
Intelligenza artificiale sotto controllo
L'innovazione non viene respinta, ma gli intervistati chiedono limiti precisi. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire competenze nell'intelligenza artificiale, mentre l'80% esclude che questa tecnologia debba avere l'ultima parola in assunzioni, giustizia e sanità.
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L'85% sostiene una regolamentazione internazionale. Anche i robot sono considerati destinati a entrare nella vita quotidiana dal 65% delle persone coinvolte nella ricerca; il 61% affiderebbe loro le faccende domestiche, con maggiore cautela quando si parla di attività di cura.
Scuola e università in Italia
Sul sistema educativo italiano il giudizio è meno favorevole rispetto alla media mondiale. Soltanto il 46% ritiene che i bambini delle famiglie con redditi bassi abbiano attraverso la scuola una possibilità concreta di migliorare la propria posizione sociale, contro il 60% rilevato a livello internazionale.
L'università raccoglie valutazioni relativamente meno negative. In Italia il 53% pensa che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga il costo sostenuto: la quota globale è del 65% e quella italiana è la terza più bassa tra i 32 Paesi analizzati.
Solo il 47% degli italiani ritiene inoltre che il titolo di studio conti più delle competenze effettive per ottenere un buon lavoro. È il secondo dato più basso della ricerca. Il 69% degli intervistati nel mondo chiede ai governi di investire maggiormente nella formazione professionale, anche per affrontare i cambiamenti prodotti dall'intelligenza artificiale.
La fiducia nei mezzi di informazione
In Italia la credibilità dei mezzi tradizionali è inferiore ai valori internazionali. La televisione nazionale è considerata affidabile dal 43% degli intervistati, rispetto al 62% globale; per le notizie diffuse in rete la percentuale scende al 37%, contro il 52% mondiale.
L'82% degli italiani percepisce un orientamento politico nei mezzi di informazione tradizionali. Il dato descrive la percezione dei cittadini, non certifica il comportamento effettivo delle redazioni, ma segnala una forte difficoltà per un settore che fonda la propria autorevolezza sulla fiducia.
La diffidenza non si traduce automaticamente in consenso verso i nuovi protagonisti dell'informazione. Il 48% ritiene che i creatori di contenuti in rete riescano a intercettare le preoccupazioni della gente comune, un giudizio riferito alla loro capacità di rappresentare bisogni e sensibilità, non necessariamente alla precisione delle notizie.
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