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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Italiani, scuola e media perdono fiducia secondo il FII

Il sondaggio internazionale registra scarsa fiducia nell'informazione e nelle opportunità educative, ma maggiore apertura verso l'intelligenza artificiale

In Italia la fiducia nei mezzi di informazione e nella scuola resta bassa. È quanto emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, indagine realizzata da Future Investment Initiative Institute e Ipsos su 61.200 adulti di 32 Paesi.

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La sfiducia verso l'informazione

La televisione nazionale è considerata attendibile dal 43% degli italiani, contro il 62% rilevato a livello internazionale. Per le notizie diffuse in rete, il dato scende al 37%, mentre la media complessiva si ferma al 52%.

Ancora più marcata è la percezione di una stampa tradizionale condizionata dalla politica: l'82% degli intervistati in Italia la ritiene orientata. Il dato misura il giudizio dei cittadini, non l'effettivo schieramento delle testate, ma segnala una perdita di autorevolezza del settore. Anche le piattaforme digitali non raccolgono una fiducia piena: il 48% pensa che i creatori di contenuti sappiano intercettare i problemi della gente comune, senza che questo implichi una valutazione sulla precisione delle loro informazioni.


Scuola e università

Sul fronte dell'istruzione, appena il 46% degli italiani crede che il sistema educativo possa aiutare concretamente i bambini delle famiglie meno abbienti a migliorare la propria condizione. La media mondiale è del 60%, con uno scarto di 14 punti.

L'università raccoglie invece un giudizio meno severo rispetto agli altri Paesi analizzati. Il 53% ritiene che, per la maggioranza delle persone, il costo degli studi universitari non sia più giustificato dal risultato; la media internazionale arriva al 65% e quella italiana è la terza più contenuta tra i 32 Paesi coinvolti.

Soltanto il 47% degli italiani pensa inoltre che, per ottenere un buon impiego, il titolo di studio pesi più delle competenze dimostrabili. È il secondo valore più basso dell'intera rilevazione. Il dato suggerisce che una laurea continua a essere ritenuta utile, ma non viene considerata una garanzia automatica di inserimento professionale.


Le priorità indicate dal sondaggio

La ricerca è stata condotta tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026. Nel complesso, il 34% degli intervistati giudica positiva la traiettoria del mondo, il 46% esprime lo stesso parere sul proprio Paese e il 75% conserva una valutazione favorevole della propria vita.

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La distanza tra le aree del pianeta è ampia. Nei 19 Paesi del Sud globale il 47% guarda con fiducia all'evoluzione mondiale, contro il 15% registrato nei 13 Paesi del Nord globale. Sul futuro dell'economia, i valori sono rispettivamente del 49% e del 19%; anche la fiducia nella possibilità di migliorare la propria posizione lavorando sodo è maggiore nel Sud globale, con il 75% contro il 60%.

Il caro vita si conferma la principale preoccupazione per il quinto anno consecutivo: lo indica il 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l'energia sono citate dal 34%. Per il benessere personale vengono indicati soprattutto salute e accesso alle cure, al 44%, oltre alla stabilità di lavoro e reddito, al 43%.


Tecnologia sotto controllo umano

L'intelligenza artificiale suscita interesse, ma non una delega senza limiti. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire nuove competenze nel settore, mentre l'80% rifiuta l'ipotesi che sistemi automatizzati assumano l'ultima decisione in ambiti come selezioni del personale, giustizia e sanità.

L'85% chiede inoltre regole condivise tra i Paesi. Per la robotica, il 65% prevede una presenza ordinaria nella vita quotidiana entro dieci anni e il 61% accetterebbe di affidarle le faccende di casa. L'apertura diminuisce quando entrano in gioco assistenza, relazioni e responsabilità verso altre persone.

Restano infine forti le richieste rivolte ai servizi pubblici. Meno della metà del campione è soddisfatta dell'assistenza sanitaria disponibile, mentre il 63% accetterebbe un aumento delle imposte per garantire cure accessibili a tutti. Il 69% chiede ai governi più investimenti nella formazione professionale, anche per accompagnare i cambiamenti prodotti dall'intelligenza artificiale nel lavoro.

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