Meloni alza la posta su energia e crescita: la sfida all’Europa
Dall’intelligenza artificiale al caro energia, la premier annuncia nuove misure e chiede a Bruxelles più flessibilità per sostenere imprese e competitività
La prossima legge di bilancio potrebbe includere incentivi fiscali per le aziende che investono in software utilizzati attraverso servizi informatici remoti. È una delle proposte annunciate da Giorgia Meloni durante l’assemblea di Assolombarda, dove la presidente del Consiglio ha collegato il tema dell’intelligenza artificiale alla necessità di governarne gli effetti economici e sociali.
L’intelligenza artificiale cambia la sfida
Secondo Meloni, l’intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto paragonabile alle più profonde trasformazioni conosciute dall’umanità. La premier ha avvertito che concentrarsi soltanto sulle opportunità tecnologiche rischia di lasciare in secondo piano le conseguenze sul lavoro, sulla distribuzione della ricchezza e sulle disuguaglianze.
La misura fiscale allo studio è stata elaborata insieme al ministro Giancarlo Giorgetti e dovrebbe favorire l’acquisto di programmi informatici fruiti tramite infrastrutture remote. L’obiettivo indicato è accompagnare l’innovazione senza perdere di vista la capacità delle istituzioni di controllare un fenomeno destinato a incidere sempre di più sull’economia.
Una crescita ancora da rafforzare
Nel suo intervento, la premier ha parlato anche dell’andamento dell’economia italiana. I dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, ha sostenuto, renderebbero possibile una crescita dell’1% nel 2026, un risultato confrontabile con quello delle principali economie europee.
Meloni ha comunque definito insufficiente questo ritmo di sviluppo, pur invitando a non ridimensionare i segnali positivi. Ha inoltre manifestato disappunto per le valutazioni, a suo giudizio troppo prudenti, provenienti dagli stessi organismi statistici italiani, sostenendo che il Paese abbia finora resistito a uno scenario internazionale particolarmente instabile.
L’energia resta il fronte principale
Il costo dell’energia continua a rappresentare il nodo centrale della strategia del governo. Meloni ha ricordato che negli ultimi anni sono stati destinati più di 60 miliardi di euro a interventi per attenuare l’impatto dei rincari sulle famiglie e sulle imprese, ma ha sostenuto che la gestione dell’emergenza non può essere l’unico orizzonte.
Tra le prospettive di lungo periodo indicate dalla presidente del Consiglio c’è anche il ritorno dell’Italia al nucleare, con l’obiettivo di renderlo operativo nel prossimo decennio, a condizione che il percorso prosegua. Sul tema europeo, invece, la premier ha ribadito che giovedì e venerdì porterà personalmente al Consiglio europeo la richiesta di maggiore flessibilità: «Riproporrò io personalmente» questa proposta, ha dichiarato, definendola ragionevole e legata a un’assunzione di responsabilità.
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Il governo lavora inoltre con la Commissione europea a un sistema per limitare il prezzo del gas destinato alla produzione di elettricità. Per Meloni, le sole decisioni nazionali non sarebbero sufficienti se a livello comunitario non arrivasse una svolta capace di proteggere la competitività industriale.
Bruxelles sotto pressione sulle regole
La presidente del Consiglio ha criticato il funzionamento degli Ets, ritenendo che il meccanismo possa aumentare artificialmente i costi e creare differenze penalizzanti tra gli Stati membri. A suo avviso, il rischio è perdere competenze, occupazione e filiere produttive senza ottenere una diminuzione equivalente delle emissioni su scala globale.
La posizione italiana, ha spiegato Meloni, non nasce dall’intenzione di indebolire l’Unione, ma dalla volontà di renderla più solida e autonoma. Il confronto, ha riconosciuto, sarà complesso, anche perché Roma sta cercando di allargare il gruppo dei Paesi favorevoli a una revisione incisiva delle politiche energetiche.
In una lettera inviata ad António Costa, Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever hanno chiesto di affrontare insieme semplificazione, caro energia e competitività. Tra le ipotesi figurano procedure più rapide per gli investimenti nei comparti prioritari, a partire da energia e digitalizzazione, lo stop a nuovi adempimenti e una riduzione degli obblighi di rendicontazione europea soprattutto per le piccole e medie imprese.
Nessun taglio a coesione e agricoltura
Sul reperimento delle risorse, la premier ha escluso che la soluzione possa passare dalla riduzione dei fondi destinati alla coesione o dalla politica agricola comune. Questi capitoli, ha sostenuto, sono condizioni necessarie per mantenere la capacità competitiva del sistema produttivo e garantire una base di autonomia alimentare.
La linea politica rivendicata da Meloni è quella di un’Italia meno incline ad accettare automaticamente le decisioni europee. «L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì», ha affermato, rivendicando il diritto e il dovere di segnalare ciò che non funziona anche quando la posizione risulta scomoda.
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