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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Masafer Yatta, la casa è una grotta: la scelta di Zyad al Najjar

Dopo le demolizioni e le intimidazioni dei coloni, una famiglia palestinese vive sottoterra insieme ai sei figli e difende la propria permanenza nella zona.

Per Zyad al Najjar, sua moglie e i loro sei figli, una cavità scavata nel sottosuolo è diventata l’unico riparo possibile. A Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania, la famiglia si è trasferita in una grotta dopo la distruzione della propria abitazione e le pressioni subite dai coloni.

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La grotta come ultima abitazione

La loro storia non è isolata. Altre famiglie palestinesi della zona sono state spinte a lasciare le case e a ricavare un rifugio negli anfratti del terreno, tornando a condizioni di vita che sembrano appartenere a un’epoca lontana.

Le demolizioni attribuite all’Idf e la violenza dei coloni hanno reso sempre più precaria la permanenza degli abitanti. Per chi è rimasto, la grotta non rappresenta una scelta volontaria, ma la conseguenza diretta della perdita della propria casa.

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Restare significa resistere

Nonostante le difficoltà, Zyad al Najjar, la moglie e i loro bambini hanno deciso di non abbandonare Masafer Yatta. La presenza quotidiana sul territorio assume così anche un significato politico e collettivo: continuare a vivere lì diventa un modo per opporsi allo sradicamento.

“Rimanere è la nostra forma di resistenza”, è il principio che riassume la posizione delle famiglie rimaste nella zona. Sotto terra, tra spazi angusti e condizioni difficili, cercano di conservare la propria vita familiare e il legame con il luogo in cui abitavano.

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