Tirana in rivolta: perché i manifestanti sfidano Rama
Il malcontento per prezzi, corruzione e nuove decisioni urbanistiche ha portato migliaia di giovani davanti ai palazzi del potere albanese.
All’alba di domenica, il boulevard di Tirana diretto verso la sede del governo è stato ripulito dai sampietrini. Nei giorni precedenti, quelle pietre erano state lanciate da migliaia di giovani contro ministeri, commissariati, tribunali e banche durante le proteste contro il premier Edi Rama e il suo esecutivo.
La mobilitazione nasce dal disagio per il costo della vita e dalle accuse di corruzione rivolte al potere. La tensione è aumentata anche dopo l’autorizzazione al progetto di un resort legato a Kushner, decisione che ha alimentato ulteriori contestazioni.
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La protesta non arretra
Nonostante l’intervento delle ruspe e la rimozione dei materiali usati negli scontri, i primi manifestanti sono tornati già nelle ore del mattino. La loro presenza davanti al palazzo del governo segnala che il provvedimento non ha spento la mobilitazione.
«Pensano che questo ci possa fermare?», hanno detto alcuni partecipanti nelle prime ore della giornata. La frase riassume la determinazione di chi continua a contestare Rama e respinge l’idea che la rimozione dei sampietrini possa porre fine alle proteste.
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Scontri e accuse al governo
Nei giorni precedenti, i dimostranti avevano preso di mira diversi edifici pubblici e privati, tra cui ministeri, stazioni di polizia, tribunali e istituti bancari. Le forze dell’ordine sono intervenute con cariche mentre la protesta si allargava nel centro della capitale.
Al centro delle rivendicazioni restano il carovita e la corruzione. A questi temi si è aggiunta la contestazione per il via libera al resort di Kushner, trasformando la decisione urbanistica in un ulteriore motivo di scontro tra piazza e governo.
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