Martello, il maxi-hotel divide la montagna: il ricorso al Tar
Il confronto sul futuro delle montagne altoatesine non riguarda più soltanto alberghi e impianti: in gioco c’è l’idea stessa di sviluppo dei territori alpini.
Il confronto sul futuro delle montagne altoatesine non riguarda più soltanto alberghi e impianti: in gioco c’è l’idea stessa di sviluppo dei territori alpini. Da una parte c’è chi considera il turismo una fonte indispensabile di reddito e lavoro, dall’altra chi teme che nuove strutture e infrastrutture finiscano per consumare proprio il paesaggio che attira i visitatori.
A Trento, sabato, un convegno discuterà anche della possibilità di aprire nuove vie ferrate. Il tema divide: c’è chi le considera un’opportunità per ampliare l’offerta escursionistica e chi, al contrario, le vede come un ulteriore passo verso una frequentazione sempre più intensa della montagna.
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Il modello turistico resta sotto esame
In Alto Adige il dibattito sui cosiddetti posti letto destinati ai visitatori si è riacceso da tempo. La provincia aveva fissato un limite alla crescita delle strutture ricettive, ma dal 2019 il numero è salito da 230mila a 240mila, mentre i pernottamenti annuali hanno raggiunto quota 38 milioni.
La discussione coinvolge anche altri progetti. Sulla Plose, a Bressanone, il gruppo Athesia punta a realizzare un complesso con 124 camere, cinque torri e 398 posti letto. A Riscone, ai piedi di Plan de Corones, è stato invece autorizzato l’ampliamento di strutture a cinque stelle, compreso l’hotel Heinz, destinato a passare da 70 a 142 posti. Tra i comproprietari figura Bruno Wolf, sindaco di Brunico.
Il caso della Val Martello si inserisce quindi in una contesa più ampia, che attraversa una provincia orgogliosa della propria attenzione al territorio ma impegnata anche nella promozione dell’ospitalità di alta gamma. L’aumento delle presenze comporta infatti un maggiore consumo di suolo, energia e risorse naturali.
Nel parco il progetto contestato
A Gallenmahd, a 1.665 metri di quota, il paesaggio è composto soprattutto da prati e boschi di conifere. La località si trova nel territorio del comune di Martello, ai piedi dell’Ortles e all’interno del Parco nazionale dello Stelvio; il centro abitato più vicino dista più di sei chilometri.
Qui è prevista una struttura alberghiera a quattro stelle da 15.650 metri cubi, con una superficie coperta superiore a 5mila metri quadrati. Il progetto contempla 70 camere e una capacità compresa tra 120 e 140 posti letto. A protezione dell’edificio dovrebbe essere realizzato anche un vallo antivalanghe lungo 150 metri, largo 40 alla base e alto 12.
Il 25 giugno il Comune ha approvato l’intervento. Nei giorni successivi Mountain Wilderness Italia, Federazione Ambientalisti Alto Adige, Heimatpflegeverband Südtirol, Umweltschutzgruppe Vinschgau e CAI Alto Adige hanno presentato un ricorso al Tar.
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Il nodo delle valanghe e del lavoro
Secondo le associazioni, l’area ricade in una zona classificata come rossa per il rischio di valanghe, nella quale non sarebbe consentito costruire. La loro tesi è che il vallo non costituisca un’opera indipendente, ma un elemento funzionale alla realizzazione dell’albergo e quindi non possa essere usato per superare il divieto.
Gli ambientalisti sostengono inoltre che il problema non sia soltanto la possibilità tecnica o amministrativa di edificare. «Non contestiamo la crescita turistica di Martello: chiediamo però uno sviluppo di piccola scala, negli edifici già esistenti e capace di produrre un vantaggio concreto per la comunità locale», hanno spiegato nel presentare il ricorso.
Il sindaco Georg Altstatter difende invece la scelta del Comune. A suo giudizio, il piano urbanistico del 2000 già consentiva l’intervento e il voto favorevole al progetto è arrivato all’unanimità. «Devo pensare ai 900 abitanti del paese, garantire loro occasioni di lavoro e impedire che siano costretti ad andarsene», ha dichiarato, ricordando che l’economia locale si basa soprattutto sull’agricoltura, comprese le fragole, e sull’artigianato.
Altstatter ha richiamato anche le dimensioni del territorio comunale, circa 15mila ettari, e il numero delle prenotazioni annuali, 60mila. Il confronto con località come Selva di Val Gardena e Alta Badia, che superano il milione, viene indicato per sottolineare il divario nelle presenze turistiche.
Un precedente lasciato al degrado
Nel dibattito è riemersa anche la vicenda del Grand Hotel Paradiso, costruito nel 1952 non lontano dalla zona. La struttura apparteneva alla famiglia Fuchs, proprietaria della Birra Forst, ed era stata progettata da Giò Ponti.
Oggi quell’edificio è inutilizzato e in condizioni di forte degrado. Il suo destino viene citato come precedente da tenere presente mentre il Tar dovrà valutare il nuovo intervento e il rapporto tra le opere di difesa dalle valanghe e il complesso alberghiero.
Sullo sfondo resta una leggenda della Val Martello: il padrone del maso di Stallwies avrebbe inseguito un cervo bianco lungo pendii, gole e precipizi, fino a capire che non poteva spingersi oltre. La lezione tramandata dalla storia era semplice: «Rispetta la montagna». Oggi quella frase torna a pesare nel confronto tra le esigenze dei residenti e la trasformazione turistica dei luoghi.
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