Marsala, l’ex luogotenente Lubrano chiede verifiche
L’esposto riguarda la gestione a Trapani delle denunce per calunnia, falso e maltrattamenti presentate dal militare
Antonio Lubrano ha chiesto alla Procura di Caltanissetta di esaminare la gestione di un fascicolo giudiziario a Trapani. L’ex luogotenente della Guardia di Finanza sostiene che alcune condotte investigative possano aver lasciato senza accertamenti reati poi vicini alla prescrizione.
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Le accuse sulla gestione del fascicolo
Secondo Lubrano, i tre ufficiali che aveva indicato nelle sue denunce hanno ottenuto promozioni e incarichi di rilievo. Il militare ritiene che la sezione di polizia giudiziaria da lui diretta a Marsala fosse diventata scomoda per le indagini svolte negli anni.
Tra queste cita gli accertamenti nelle caserme della Guardia di Finanza di Castelvetrano e Pantelleria, nei commissariati di Mazara del Vallo e Marsala e nella caserma dei carabinieri di Pantelleria. Le attività avevano coinvolto numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, a diversi livelli.
Lubrano ha inoltre raccontato che, dopo la sua denuncia, il fascicolo fu prima trasmesso a Napoli e poi restituito a Trapani per competenza. A Napoli era stata inizialmente chiesta l’archiviazione, ma il gip aveva accolto l’opposizione e indicato possibili responsabili delle presunte falsificazioni e calunnie.
L’esposto a Caltanissetta
L’atto è stato presentato a luglio al procuratore Salvatore De Luca. Lubrano chiede di verificare l’operato dell’ufficio del pm e del gip di Trapani nella vicenda nata dalla denuncia depositata nell’ottobre del 2020.
«Ho presentato un esposto indirizzato al procuratore, Salvatore De Luca, perché i magistrati nisseni valutino la condotta tenuta dall’Ufficio del pm e dal gip di Trapani», ha dichiarato. A suo giudizio, le indagini sarebbero state condotte senza una reale attività investigativa, con il rischio di far prescrivere ipotesi come il falso ideologico e la calunnia.
Il militare riferisce che, dopo il ritorno degli atti in Sicilia, il procedimento sarebbe rimasto per oltre un anno e mezzo contro ignoti. In quel periodo, sempre secondo il suo racconto, sarebbe stato ascoltato soltanto un militare in servizio, prima della richiesta di archiviazione motivata anche dall’avvicinarsi della prescrizione.
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Dalle accuse ai procedimenti archiviati
La vicenda affonda le radici nel 2017, quando Lubrano fu informato di essere indagato a Marsala e davanti alla Procura militare di Napoli. In seguito venne trasferito, insieme agli altri militari dipendenti, al Gruppo della Guardia di Finanza di Trapani, dove iniziarono procedimenti disciplinari e amministrativi.
Nel 2019 fu collocato a riposo per motivi di salute dal dipartimento militare di medicina legale di Messina e dal servizio sanitario della Guardia di Finanza. Il congedo per una malattia divenuta cronica arrivò il 17 giugno 2020.
Le contestazioni a suo carico si sono poi concluse senza condanne. Il procedimento per falso terminò al Tribunale di Marsala con la formula «perché il fatto non sussiste»; analoga decisione fu adottata dal gup del Tribunale militare di Napoli per la truffa aggravata. Le accuse di peculato e rivelazione di segreto d’ufficio furono archiviate dal gip di Marsala, mentre quella di traffico di influenze illecite venne archiviata dalla Procura di Marsala.
Le contestazioni di Lubrano
Dopo l’esito dei procedimenti, l’ex luogotenente presentò una denuncia per calunnia, falso e maltrattamenti. Nel testo sostiene che alcuni ufficiali avrebbero inserito nelle comunicazioni di notizia di reato ricostruzioni non veritiere e che conversazioni intercettate sarebbero state alterate o omesse.
Lubrano afferma inoltre che le condotte subite avrebbero provocato patologie gravi, successivamente diventate croniche. A sostegno delle sue accuse dice di aver depositato circa 3.000 pagine tra perizie, verbali, sentenze e altri riscontri.
Il gip di Trapani ha confermato l’archiviazione, pur correggendo in parte la valutazione del pm sulla prescrizione. Lubrano contesta però la motivazione secondo cui avrebbe dovuto indicare con maggiore precisione gli autori delle trascrizioni e degli atti ritenuti falsi, sostenendo che la denuncia contenesse già elementi sufficienti per avviare gli accertamenti.
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