1.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Marocco, la svolta di El Mansouri: prima donna al governo

L’avvocata e sindaca di Marrakech dovrà costruire una maggioranza dopo aver ottenuto l’incarico dal re Mohammed VI, con il Paese chiamato a fronteggiare disoccupazione e sfiducia

La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri apre una pagina inedita per il Marocco, ma non le garantisce una strada semplice. Il re Mohammed VI le ha affidato l’incarico di formare il governo dopo le elezioni del 23 settembre: sarà la prima donna a guidare l’esecutivo del Regno.

A rendere subito complesso il suo compito è la composizione del Parlamento. Il suo Partito Autenticità e Modernità ha conquistato 97 dei 395 seggi disponibili, mentre per governare servono almeno 190 deputati. El Mansouri dovrà quindi trattare con altre forze politiche e cercare una maggioranza in un Paese dove soltanto circa il 38% degli elettori si è recato alle urne.


Una premier tra aspettative e ostacoli

La nuova incaricata ha annunciato l’avvio delle consultazioni all’interno del proprio partito, prima di incontrare gli altri gruppi parlamentari. L’obiettivo è mettere a punto un esecutivo sostenuto da un programma fondato, come ha spiegato, su «soluzioni realistiche e concrete».

Tra gli interlocutori più rilevanti ci sarà il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, formazione islamista che ha ottenuto 54 seggi. Dopo aver guidato in passato il Paese, il partito si prepara a svolgere un ruolo significativo all’opposizione. Sullo sfondo resta anche la distanza dei giovani dalla politica: molti di loro, delusi dopo le proteste della generazione Z e gli eventi legati a Ceuta, hanno scelto di non votare.


Il profilo della nuova leader

Cinquant’anni, avvocata e sindaca di Marrakech, El Mansouri proviene da una famiglia con una lunga esperienza nelle istituzioni. Suo padre Abderrahim è stato governatore della regione di Marrakech durante il regno di Hassan II e in seguito ha ricoperto un incarico diplomatico di alto livello negli Emirati Arabi Uniti.

La sua formazione si è sviluppata tra Marocco, Francia e Stati Uniti. Nel 2007 ha partecipato alla fondazione del Partito Autenticità e Modernità e, in quasi vent’anni di attività politica, è passata dal consiglio comunale di Marrakech alla guida del Parlamento di Rabat. Nel 2014 Forbes l’ha inserita tra le 20 giovani donne più influenti dell’Africa e nello stesso anno è stata scelta come giovane leader globale.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Dalla città alle sfide nazionali

Nel 2021 Mohammed VI le ha affidato il ministero incaricato del Piano nazionale urbanistico. In quel ruolo ha seguito uno dei progetti più impegnativi del Paese: la ricollocazione di oltre 200mila beneficiari di alloggi popolari. I suoi critici, invece, l’hanno soprannominata «la figlia del pascià», accusandola di appartenere a un’élite intellettuale distante dalla popolazione.

Ora dovrà affrontare temi come il costo della vita, la disoccupazione e la siccità. Tra gli obiettivi indicati figura la creazione di un milione di posti di lavoro entro il 2030, anno in cui il Marocco ospiterà la Coppa del mondo.


Un precedente per il mondo arabo

Dopo l’incarico ricevuto a Rabat, El Mansouri ha definito il momento storico e ha sottolineato il significato della sua nomina per le donne marocchine. Ha inoltre detto di voler costruire un governo «all’altezza delle aspettative di re Mohammed VI e dei cittadini marocchini», con un’attenzione particolare alle nuove generazioni.

Il Marocco diventa così il secondo Paese arabo ad affidare la guida dell’esecutivo a una donna. Il precedente è quello della Tunisia, che nel 2021 aveva nominato Najla Bouden e dal marzo 2025 è guidata da Sarra Zaafrani Zenzri. La nomina di El Mansouri è datata 29 settembre 2026, esattamente cinque anni dopo quella di Bouden.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere