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Attualità 5 min di lettura44 min fa

Mariupol, il film che riscrive la strage: cosa non torna

Un nuovo documentario attribuisce all’Ucraina la distruzione del teatro, ma le indagini internazionali indicano un bombardamento russo e centinaia di vittime

«La Russia sta preparando argomenti che, in futuro, alcuni politici potrebbero usare per giustificare o attenuare la responsabilità dell’aggressione». È l’analisi di Petro Andriushchenko, ex consigliere del sindaco di Mariupol e oggi responsabile del Centre for the Study of the Occupation, sul significato del documentario Testimoni.

Secondo Andriushchenko, il filmato punta a costruire una versione alternativa dei fatti in vista di possibili negoziati. La produzione rilancia infatti l’idea che la distruzione del teatro di Mariupol non sia stata provocata da un attacco russo, ma da un’esplosione organizzata dalle forze ucraine.

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Il teatro ricostruito sopra le macerie

Dopo la conquista del centro cittadino, le autorità russe insediate a Mariupol hanno abbattuto gran parte dell’edificio nel dicembre 2022. Della struttura originale è stata lasciata in piedi soprattutto la facciata, utilizzata come punto di partenza per la ricostruzione.

Il consigliere del sindaco in esilio aveva definito quell’intervento un modo per cancellare le tracce della strage. I lavori sono stati dichiarati conclusi alla fine del 2025 e il 28 dicembre dello stesso anno il teatro è tornato in funzione con un concerto di gala trasmesso dai mezzi d’informazione statali russi.


Le accuse rilanciate dal documentario

Il 22 agosto 2026 Dmytro Lubinets, commissario per i diritti umani del parlamento ucraino, ha denunciato la diffusione del filmato russo Testimoni. Alcune scene sono state girate proprio nel teatro drammatico di Mariupol, luogo dell’attacco del 16 marzo 2022.

A firmare e presentare il documentario è Vittorio Nicola Rangeloni, italiano attivo da quasi dieci anni nell’area mediatica vicina al Cremlino. Reporters Without Borders lo ha indicato come «propagandista» in una propria inchiesta. Nel filmato Rangeloni sostiene che «si è trattato di un crimine premeditato dei soldati delle Forze Armate ucraine», senza accompagnare l’accusa con prove nuove.

Le testimonianze raccolte nella produzione attribuiscono un ruolo centrale ai militari ucraini. Alcuni intervistati dichiarano di non avere percepito il passaggio di un aereo o il rumore di una bomba in caduta; altri raccontano di aver visto casse verdi trasportate di notte e soldati impegnati in lavori sotto il palcoscenico poco prima dell’esplosione.

Questa ricostruzione contrasta con il lavoro dell’Associated Press, realizzato attraverso 23 sopravvissuti, soccorritori e persone informate sull’organizzazione del rifugio. Nessuno degli intervistati dall’agenzia aveva visto soldati ucraini dentro l’edificio o messo in dubbio l’origine aerea russa dell’attacco.


Le indagini indicano le bombe russe

Nelle settimane successive all’invasione del 24 febbraio 2022, il teatro accademico regionale di Donetsk era uno dei pochi grandi edifici ancora utilizzabili nel centro di Mariupol. Al suo interno avevano trovato riparo centinaia di civili. Sui due lati della struttura era stata inoltre dipinta la parola russa «ДЕТИ», cioè «BAMBINI», visibile anche dalle immagini satellitari.

Il 16 marzo una o più esplosioni devastarono gran parte del teatro. L’inchiesta dell’Associated Press, pubblicata il 4 maggio 2022, ha combinato testimonianze, fotografie, video e ricostruzioni tridimensionali basate su due serie di planimetrie. Due specialisti di crimini di guerra hanno giudicato solida la metodologia, considerata l’impossibilità di esaminare direttamente il sito.

La stima elaborata dall’agenzia arriva a circa 600 morti tra l’interno dell’edificio e le aree immediatamente circostanti. Un conteggio definitivo non è stato possibile per l’interruzione delle comunicazioni, il continuo ricambio delle persone presenti e il trauma vissuto dai sopravvissuti.

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Anche Amnesty International ha escluso la tesi dell’esplosione interna. Nel rapporto pubblicato il 30 giugno 2022, l’organizzazione ha affidato a un fisico la modellazione della detonazione, calcolando una quantità di esplosivo compresa tra 400 e 800 chilogrammi.

L’ipotesi ritenuta più plausibile è quella di due bombe aeree russe da 500 chilogrammi, sganciate da velivoli e esplose quasi simultaneamente. Dopo aver valutato anche scenari alternativi, Amnesty ha classificato l’attacco come «un evidente crimine di guerra» attribuibile alle forze armate russe.


Lo stesso dato usato al contrario

La parte tecnica di Testimoni è affidata a Vladislav Telichko, presentato come ex viceministro ucraino dell’MNS e come artificiere. Esaminando i danni, il filmato colloca il punto d’origine dell’esplosione sotto le fondamenta della platea e della scena e indica una carica tra 400 e 800 chilogrammi.

Quella cifra, tuttavia, coincide con la valutazione contenuta nel rapporto di Amnesty International. Nel documento era collegata alle due bombe russe da 500 chilogrammi; nel filmato viene invece impiegata per sostenere la versione di una deflagrazione provocata dall’interno. Il dato numerico resta quindi identico, mentre cambia completamente la conclusione proposta.

Sul numero delle vittime, la produzione non contesta apertamente la stima di circa 600 morti dell’Associated Press. Cerca piuttosto di ridimensionarla citando Amnesty e parlando di 14 vittime, otto delle quali definite non locali.

Il rapporto dell’organizzazione non presenta però quei numeri in questa forma. Amnesty riferisce di aver identificato almeno una dozzina di morti, senza distinguere tra residenti e persone provenienti da altri luoghi, e avverte che il bilancio effettivo potrebbe essere molto più alto.

La versione russa sull’accaduto circola dal giorno dell’attacco: secondo tale narrazione, il teatro sarebbe stato fatto saltare dal reggimento Azov e le prove fotografiche e satellitari sarebbero una falsificazione della Nato. Il rapporto di Amnesty osserva inoltre che questa spiegazione era già comparsa su canali russi di Telegram prima dell’esplosione.


La richiesta di intervento internazionale

Dopo la diffusione del filmato, Lubinets ha interessato diverse istituzioni internazionali: l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la missione Onu di monitoraggio in Ucraina, la commissione internazionale d’inchiesta sull’Ucraina, la Corte penale internazionale, Amnesty International, l’UNESCO, il Parlamento europeo e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Il commissario ha chiesto di esaminare quello che considera un nuovo tentativo di alterare la ricostruzione della distruzione del teatro. Ha inoltre sollecitato l’Unione europea a valutare sanzioni contro persone, mezzi d’informazione e altri soggetti coinvolti in campagne sistematiche di negazione o deformazione dei crimini di guerra attribuiti alla Russia.

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