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Attualità 3 min di lettura29 min fa

Juve, il vero disastro non è soltanto in panchina

La contestazione contro Luciano Spalletti cresce, ma le scelte societarie e un mercato da quasi 150 milioni hanno lasciato la squadra senza equilibrio.

La contestazione contro Luciano Spalletti è ormai evidente, ma attribuire all’allenatore ogni responsabilità per il momento della Juventus sarebbe riduttivo. La squadra appare priva di equilibrio e di una direzione precisa, mentre le decisioni prese sul mercato hanno aggravato problemi già presenti.

Il tecnico non sembra più in grado di incidere come in passato e le sue colpe esistono. Tuttavia, la crisi nasce prima della panchina: la rosa costruita per la stagione della rifondazione presenta lacune difficili da colmare, soprattutto nel reparto centrale.

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Le scelte che hanno indebolito la rosa

A giugno Giovanni Carnevali è stato nominato amministratore delegato con il compito di restituire identità e solidità alla Juventus. L’arrivo di un dirigente italiano, esperto di gestione, campionato e mercato, era stato accolto come una possibile svolta. Al suo fianco, nel ruolo di direttore sportivo, è arrivato Massara.

Dopo appena sei mesi è presto per emettere un giudizio definitivo sui bilanci societari, ma una sessione di mercato offre già elementi per una prima valutazione. La Juventus ha investito quasi 150 milioni di euro nei cartellini, mantenendo l’operazione vicina alla parità contabile, ma senza risolvere i problemi principali della formazione.

La spesa più significativa, 50 milioni di euro, è stata destinata a Kolo Muani, considerato un attaccante inseguito a lungo. Alajbegović, giovane di talento, è stato invece inserito in un settore offensivo già ricco di giocatori come Yildiz, Boga, Zhegrova e Conceição, con McKennie utilizzato spesso nella stessa zona. Nel frattempo il centrocampo è rimasto scoperto.


Il centrocampo è rimasto senza garanzie

La Juventus ha iniziato la stagione affidandosi a un reparto in cui Koopmeiners non ha ancora trovato una collocazione convincente, Kephrem Thuram è stato fermato da un infortunio, Douglas Luiz è finito sul mercato e Sarr è arrivato in prestito all’ultimo momento. Locatelli era l’unico punto di riferimento più stabile, ma si è fatto male quasi subito.

Secondo questa lettura, si tratta di una lacuna progettuale che avrebbe messo in difficoltà qualsiasi allenatore. Anche la gestione di Nico Gonzalez è apparsa contraddittoria: il giocatore è stato messo sul mercato fino alla fine di agosto e, il giorno dopo, è diventato una presenza considerata difficile da sostituire.

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Dalla porta alla società, tutti sotto esame

Tra le altre operazioni viene indicato l’arrivo di Celik dalla Roma, ottenuto con un investimento rilevante e un ingaggio destinato a pesare sui conti futuri. In porta, invece, la separazione da Di Gregorio non avrebbe prodotto il miglioramento auspicato, visto che con Vicario la squadra continua a incassare reti.

Il confronto con le precedenti gestioni rende il quadro ancora più severo. Giuntoli, insieme a Thiago Motta, aveva avviato un percorso nel quale erano comparsi alcuni segnali incoraggianti; Comolli aveva almeno provato a immaginare una Juventus diversa, dopo che l’attacco bianconero era sembrato tra i più completi del campionato.

Il mercato condotto da Carnevali viene invece descritto come prudente e incapace di accompagnare una vera ricostruzione. La conseguenza è una squadra ritenuta oggi inferiore, almeno sulla carta, a Milan, Roma e Como, mentre il confronto con l’Inter appare ancora più distante.


Spalletti paga una crisi più ampia

In questo contesto Spalletti non è riuscito a dare ordine alla formazione né a rappresentare quel valore aggiunto che ci si attendeva. Le sue difficoltà hanno alimentato i fischi e rafforzato la richiesta dei tifosi di un ritorno di Antonio Conte.

La responsabilità, però, non può fermarsi alla panchina. La conferma di un allenatore già reduce dalla mancata qualificazione in Champions League è stata una scelta della società, così come lo è stata la costruzione della rosa. Per questo il giudizio sulla Juventus deve risalire dalla panchina ai vertici del club, fino alle decisioni dell’area proprietaria.

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