Manovra, il conto delle banche sfiora quello di bollo e carburanti
Tra esenzioni, sconti fiscali e accise il governo ha già impegnato 4,63 miliardi, mentre cerca 5 miliardi aggiuntivi da banche e assicurazioni nel 2027.
Il confronto tra le risorse già destinate a bollo auto e carburanti e il nuovo contributo chiesto al settore finanziario fotografa il problema centrale della prossima manovra. Le due misure costeranno complessivamente 4,63 miliardi tra il 2026 e il 2027, una cifra vicina ai 5 miliardi che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti punta a ottenere da banche e assicurazioni nel solo 2027.
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Il bilancio parte già appesantito
L’esenzione dal bollo auto assorbirà 2,36 miliardi nel 2027. Di questa somma, 1,46 miliardi dovrebbero essere coperti attraverso risparmi certificati su interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Agli sconti ripetuti sulle accise dei carburanti sono stati invece destinati circa 2,27 miliardi nel 2026.
Il confronto con il prelievo ipotizzato sugli istituti finanziari è significativo perché la manovra, pur avendo un valore complessivo di 23,5 miliardi, dispone di margini limitati. Circa 13 miliardi arriveranno da nuovo debito; per i restanti 10,5 miliardi serviranno entrate aggiuntive oppure riduzioni di altre spese.
Giorgetti cerca 10,7 miliardi
La richiesta al comparto bancario non riguarderebbe soltanto il prossimo anno. Il Tesoro prevede di incassare poco più di 3 miliardi nel 2028 e circa 2,4 miliardi nel 2029. Nell’arco del triennio, il gettito atteso arriverebbe così a 10,7 miliardi.
Il documento inviato dal ministero dell’Economia alla Commissione europea il 15 ottobre non chiarisce ancora quale imposta verrebbe applicata, con quale metodo sarebbe calcolata né quale quota spetterebbe rispettivamente a banche e compagnie assicurative. Il governo sembra quindi voler definire prima il terreno politico della trattativa, anche in vista del confronto con l’Associazione bancaria italiana.
Giorgetti considera sostenibile un ulteriore sforzo da parte degli istituti, alla luce degli utili maturati durante la fase dei tassi elevati e del sostegno pubblico garantito ai prestiti nel periodo della pandemia. Le banche replicano di avere già contribuito ai conti pubblici e richiamano gli accordi raggiunti in precedenza. Da Bangkok, dove prende parte agli appuntamenti del Fondo monetario internazionale, il ministro ha sostenuto che il quadro economico è cambiato e che per questo sarà necessario chiedere un contributo ulteriore.
Forza Italia frena e rilancia
La posizione di Forza Italia potrebbe offrire al settore finanziario un appoggio all’interno della maggioranza. Il partito è contrario a una nuova tassa sugli extraprofitti, ma contemporaneamente insiste per ampliare gli interventi fiscali a favore di famiglie e lavoratori.
Antonio Tajani chiede di applicare l’aliquota Irpef del 33 per cento anche ai redditi compresi tra 50mila e 60mila euro. Tra le proposte figurano inoltre nuove agevolazioni per i giovani e un’estensione dell’esenzione dal bollo auto. Il documento di bilancio assegna però soltanto 2,2 miliardi all’insieme delle nuove misure fiscali: per evitare il prelievo sulle banche, Forza Italia dovrebbe quindi indicare coperture alternative.
I margini europei non bastano
Una parte della manovra potrebbe essere finanziata sfruttando la deroga alle regole dell’Unione europea che consente di aumentare temporaneamente il disavanzo per alcune spese legate alla difesa e alla sicurezza energetica. Lo spazio stimato è di circa 14 miliardi all’anno nel 2027 e nel 2028, ma una quota è già collegata a interventi programmati e non può essere usata per ridurre le tasse.
Il disavanzo dovrebbe salire dal 2,9 per cento del prodotto interno lordo previsto nel 2026 al 3,4 per cento nel 2027, per poi scendere al 3,2 per cento nel 2028. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha avvertito il 12 ottobre che, escluse le spese ammesse dalla deroga, la spesa pubblica sottoposta ai vincoli europei raggiungerebbe già nel 2027 il tetto fissato dal percorso dei conti.
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La difesa vale circa 4,5 miliardi nel 2027. Per la sicurezza energetica, invece, Bruxelles richiede interventi capaci di rendere più affidabili gli approvvigionamenti e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. La Commissione europea ha raccomandato l’autorizzazione per l’Italia l’8 ottobre, ma devono ancora essere completati i passaggi con il Consiglio dell’Unione europea e stabilito quali spese potranno essere effettivamente riconosciute.
Spesa sociale e crescita debole
Alle famiglie e agli interventi sociali dovrebbero andare circa 5 miliardi, mentre alla sanità sono destinati altri 2,4 miliardi. Le cifre restano aggregate: il documento non specifica ancora quali prestazioni verranno potenziate né come saranno distribuiti i benefici.
La cautela è legata anche alle prospettive dei consumi. Nel 2027 la spesa delle famiglie dovrebbe aumentare soltanto dello 0,5 per cento in termini reali, dopo una crescita stimata dell’1,2 per cento nell’anno in corso. Il Tesoro prevede inoltre un incremento dell’economia pari allo 0,8 per cento.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha validato il quadro macroeconomico del governo, ma ha giudicato ottimistiche le stime per il 2028 e il 2029. In quei due anni le previsioni del Tesoro superano di 0,1 e 0,2 punti percentuali quelle più favorevoli degli esperti indipendenti consultati dall’organismo.
Il problema resta anche dopo il 2028
Il rischio principale riguarda gli investimenti, soprattutto nel settore delle costruzioni, quando la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza inizierà a ridursi. Secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, alla fine del 2029 il prodotto interno lordo sarebbe appena dello 0,3 per cento più elevato rispetto a uno scenario privo dei nuovi interventi.
La deroga europea terminerà nel 2028, mentre alcune spese assunte nel frattempo continueranno negli anni successivi. È il caso dei sistemi di difesa, che richiederanno costi di manutenzione e funzionamento. L’organismo parlamentare ha chiesto di chiarire con quali risorse verranno sostenuti questi impegni una volta esaurito il margine straordinario.
Le sue stime indicano che, dopo il 2028, il risanamento potrebbe richiedere correzioni annuali comprese tra lo 0,45 e lo 0,75 per cento del prodotto interno lordo, in base alla durata del nuovo piano di bilancio. Si tratta di scenari e non di tagli già decisi, ma mostrano il rischio di finanziare con uno strumento temporaneo spese destinate a protrarsi nel tempo.
A rendere più difficile il quadro contribuisce anche il debito pubblico, previsto al 138,5 per cento del prodotto interno lordo nel 2027 prima di una successiva riduzione. Il costo degli interessi, secondo le stime di Intesa Sanpaolo, salirebbe dagli 87 miliardi del 2025 a circa 103 miliardi nel 2027.
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