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Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Malkovich sorprende Venezia: la battuta sulla testa che spiega tutto

Dalla Coppa Volpi al film di Martin McDonagh, l’attore racconta il personaggio di Wild Horse Nine, il peso della politica e il motivo per cui, secondo lui, la macchina da presa lo premia.

John Malkovich ha vinto a Venezia con la sua interpretazione in Wild Horse Nine, dove veste i panni di Chris Carlisle, agente Cia malato e pieno di crepe, immerso nel Cile del 1973 e sullo sfondo del golpe che abbatterà Allende. Il personaggio si muove tra memoria fragile, morfina e un’urgenza quasi incontenibile di far trapelare informazioni riservate.


L’Isola di Pasqua come set ideale

Nel corso di un’intervista concessa a Vanity Fair durante la sua permanenza al festival, l’attore ha raccontato anche il lavoro sul set. A suo dire, l’Isola di Pasqua è un luogo perfetto per concentrarsi, perché offre poche distrazioni, “a parte le tartarughe”, e ha permesso alla troupe di provare spesso, persino nei fine settimana. Malkovich ha spiegato che oggi le lavorazioni lunghe sono rare, salvo i casi in cui dominano gli effetti speciali, circostanza che qui non si verificava.


Un film politico, ma senza semplificazioni

Per Malkovich, il film di Martin McDonagh è politico già per il mestiere dei protagonisti della Cia: persone che, in giro per il mondo, contribuiscono a destabilizzare le democrazie. L’attore ha poi detto di non sapere se esista un legame diretto con l’America di oggi, ma ha richiamato il pensiero di Don DeLillo sull’assassinio di Kennedy e l’11 settembre 1973 in Cile come ferite storiche capaci di lasciare “grandi voragini” e una perdita d’innocenza che, una volta sparita, non torna più.

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La risposta più disarmante

Alla domanda sul motivo per cui “buca lo schermo”, Malkovich ha scelto una spiegazione spiazzante: secondo lui conta anche la testa grossa. Ha aggiunto che molti attori che riescono a imporsi sul grande schermo avrebbero proporzioni simili e ha ricordato un volo transatlantico condiviso con Bette Davis, citata come esempio di presenza scenica favorita anche dal volto. Ha chiuso con una frase che sintetizza il suo punto di vista: “La macchina da presa apprezza”.


Un progetto nato per un altro attore

Tra le curiosità emerse, l’interprete ha rivelato anche che Essere John Malkovich era stato scritto inizialmente per Kevin Bacon, che però rinunciò al ruolo. Un dettaglio che si aggiunge a una presenza già molto discussa a Venezia, tra il premio conquistato e un personaggio costruito su toni ironici, inquieti e quasi da aldilà.

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