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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Maldive, la tragedia a 60 metri: cosa hanno rivelato le autopsie

Gli accertamenti escludono sostanze letali e lesioni evidenti: per chiarire l’incidente restano da esaminare bombole, telecamere e computer subacquei.

La tragedia potrebbe essere iniziata con la perdita della capacità di respirare a circa 60 metri di profondità. Le autopsie sui cinque sub italiani morti alle Maldive il 14 maggio indicano infatti l’anossia come causa del decesso, ma la dinamica resta ancora da ricostruire.


L’ipotesi dell’ossigeno esaurito

Secondo le conclusioni dei consulenti della Procura di Busto Arsizio, nelle bombole non sarebbe rimasto ossigeno sufficiente a garantire la respirazione. Gli esperti ritengono quindi che il gruppo sia rimasto sott’acqua oltre il limite consentito dall’autonomia delle apparecchiature, fino a non poter più respirare.

Gli esami autoptici sono stati svolti il 25 e il 26 maggio all’ospedale di Gallarate, in provincia di Varese. Alla consulenza hanno preso parte il medico legale Luca Tajana, la tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, e Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea.


Restano da chiarire quei minuti decisivi

Dagli accertamenti tossicologici non sono emerse sostanze capaci di provocare la morte o una perdita di coscienza. Le autopsie non hanno inoltre rilevato ferite compatibili con un attacco di squali, né traumi tali da suggerire un incidente che abbia obbligato gli altri componenti del gruppo a intervenire.

Per questo, tra le ipotesi ancora aperte, c’è anche quella di un possibile disorientamento. Si tratta però di una ricostruzione provvisoria: il quadro definitivo dipenderà dal confronto tra i risultati medico-legali e quelli relativi all’attrezzatura recuperata.

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L’indagine passa alla Procura di Roma

Gli investigatori dovranno ora analizzare le immagini delle telecamere GoPro, lo stato delle bombole, i dati dei computer subacquei e le informazioni registrate dagli strumenti da polso. Questi elementi potrebbero aiutare a stabilire cosa sia accaduto durante l’immersione e perché il gruppo abbia perso tempo prezioso.

Il fascicolo per omicidio colposo è affidato alla Procura di Roma, che dovrà valutare come procedere. La Procura di Busto Arsizio aveva svolto gli accertamenti su delega, poiché le salme erano state trasferite nell’ospedale adeguato più vicino allo scalo di arrivo.

Le vittime sono Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e Gianluca Bendetti, capobarca e guida subacquea.

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