9.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Malagò, candidatura senza dichiarazioni: il documento che mette nei guai la Figc

Le carte depositate per la presidenza mostrano che Malagò non attestò il possesso dei requisiti, mentre la Federazione accettò la candidatura senza rilevare il problema del tesseramento.

Il caso Malagò non si limita all’assenza del tesseramento al momento della candidatura. La documentazione ufficiale consegnata per la corsa alla presidenza della Figc evidenzia infatti che il dirigente non presentò neppure una dichiarazione sul possesso dei requisiti richiesti: furono depositati soltanto alcuni documenti essenziali, senza attestazioni aggiuntive.

La circostanza sposta il peso della vicenda anche sull’operato della Federazione. Se il mancato tesseramento ha messo in discussione l’ammissibilità della candidatura, l’assenza di controlli formali solleva interrogativi sul procedimento seguito dagli uffici federali.


Le carte aprono un nuovo fronte

Il verbale relativo al deposito è firmato dal segretario generale Marco Brunelli. Dal documento risulta che l’avvocato Luca Bergamini, incaricato nelle settimane successive come capo staff della Federazione, consegnò la candidatura per conto di Malagò sulla base di una delega.

La delega, il sostegno formalizzato dalle 18 società di Serie A e il programma elettorale costituivano l’intero contenuto della pratica. Non compare invece una certificazione, né un’autodichiarazione, con cui il candidato confermasse di rispettare le condizioni previste per aspirare alla guida del calcio italiano.


Gli altri candidati presentarono più garanzie

Il confronto con le candidature concorrenti rende la lacuna ancora più evidente. Renato Miele, il legale che ha poi contestato la procedura e che non fu ammesso all’assemblea per l’assenza del sostegno di una componente, aveva allegato il documento che attestava la validità del proprio tesseramento. Per gli altri requisiti aveva utilizzato una dichiarazione sostitutiva prevista dal D.P.R. 445/2000.

Anche Giancarlo Abete, presidente dei Dilettanti e avversario di Malagò alle urne, aveva dichiarato sotto la propria responsabilità di possedere le condizioni necessarie e di non incorrere in cause di incompatibilità o divieti. Nella pratica di Malagò, invece, non risulta alcuna formula equivalente.


Statuto e tesseramento sotto esame

Le norme federali richiamano i requisiti generali fissati dallo statuto del Coni. I principi informatori stabiliscono inoltre che, quando viene presentata una candidatura, l’interessato deve risultare regolarmente tesserato e possedere requisiti di onorabilità e professionalità.

Il tesseramento di Malagò, secondo quanto emerso nel procedimento, non esisteva al momento della presentazione. La questione è arrivata all’attenzione della Procura generale dello sport dopo il ricorso di Miele: l’organo ha respinto la linea difensiva della Figc e ha inviato gli atti al Coni per le valutazioni di competenza.


La decisione ora passa alla Giunta

Per sostenere sul piano giuridico la scelta compiuta dalla Giunta, il presidente Buonfiglio ha chiesto un parere a quattro esperti. Le prime indiscrezioni indicano che il loro orientamento confermerebbe l’obbligo del tesseramento per chi intende candidarsi a una carica federale.

L’assenza di una dichiarazione da parte di Malagò può escludere, almeno formalmente, l’ipotesi che abbia attestato il falso. Al tempo stesso, il fatto che la Figc non abbia individuato né il mancato tesseramento né la carenza documentale alimenta il dubbio che i requisiti non siano stati verificati.

Spetterà ora ai componenti della Giunta valutare le conseguenze della vicenda, compresa l’eventualità di un commissariamento della Federazione. Il punto da chiarire non riguarda quindi soltanto la posizione del candidato, ma anche il metodo con cui la Figc ha esaminato e accettato quella candidatura.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere