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Attualità 3 min di lettura21 ott

Madri a 32 anni, figli ai minimi: la natalità italiana continua a calare

A quasi una donna su quattro nata nel 1976 non è mai capitato di avere figli.

A quasi una donna su quattro nata nel 1976 non è mai capitato di avere figli. Il dato fotografa una trasformazione profonda della società italiana, dove la maternità arriva più tardi e le nascite continuano a diminuire: nel 2025 sono venuti al mondo 355.772 bambini, 14mila meno del 2024.

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La maternità viene rinviata sempre più

Per la prima volta l’età media alla nascita del primo figlio ha raggiunto i 32 anni. Se si considerano anche i bambini successivi, la media sale a 32,7 anni, quasi quattro anni in più rispetto al 1995.

Tra le donne nate nel 1976, che nel 2025 hanno compiuto 49 anni, il 23% non ha avuto figli. Nella generazione nata nel 1947 la stessa quota era del 10%. Secondo l’Istat, a pesare sulle decisioni sono anche la precarietà professionale, il prezzo delle abitazioni e la difficoltà di conciliare occupazione e responsabilità familiari.


Fecondità mai così bassa

Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, contro l’1,18 registrato nel 2024. Le prime valutazioni relative al 2026 indicano un ulteriore arretramento, fino a 1,13. La riduzione coinvolge sia i primogeniti, diminuiti del 3,7%, sia i secondogeniti, calati del 4,8%, con gli effetti più marcati nel Mezzogiorno.

Il fenomeno ha anche una componente demografica: le generazioni oggi comprese tra i 30 e i 40 anni, cioè quelle nella fascia di età in cui si concentrano maggiormente le nascite, sono meno numerose rispetto alle precedenti. Nel 2008 i nuovi nati erano oltre 576mila; in meno di vent’anni il Paese ha perso più di 220mila nascite, quasi il 38%.


Le differenze tra istruzione e territori

Il percorso scolastico incide soprattutto sui tempi. Le donne con laurea hanno in media 1,09 figli e diventano madri a 34,9 anni; per chi possiede la licenza media il numero medio è 1,58 e l’età del parto si colloca a 29,7 anni. Le diplomate registrano 1,06 figli e un’età media di 32,5 anni. I percorsi formativi più lunghi, l’ingresso ritardato nel mercato del lavoro e la distribuzione dei compiti di cura possono contribuire a spostare in avanti la maternità.

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A livello territoriale, il calo riguarda quasi tutte le aree, con l’eccezione della Valle d’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano. Quest’ultima mantiene il valore più elevato, pari a 1,54 figli per donna, mentre la Sardegna si trova in fondo alla graduatoria con 0,85.


Nascite in calo anche tra gli stranieri

La diminuzione riguarda tanto le coppie italiane quanto quelle straniere. I bambini con due genitori italiani sono stati 275.330, il 4,8% in meno sull’anno precedente; quelli con entrambi i genitori stranieri sono scesi a 49.002, con una contrazione del 3,1%.

In controtendenza risultano le coppie miste: i nati con un genitore italiano e uno straniero sono stati 31.440, il 4,2% in più rispetto al 2024. Nel complesso, il 22,6% dei bambini ha almeno un genitore straniero.


Quasi metà nasce fuori dal matrimonio

Nel 2025 il 44,1% dei bambini è nato da genitori non sposati, confermando una tendenza in crescita. Nel Centro Italia, per la prima volta, la quota ha superato la metà delle nascite.

Il quadro resta negativo anche guardando ai mesi più recenti disponibili: tra gennaio e luglio 2026 sono nati 196.864 bambini, circa 2mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati sono contenuti nel rapporto dell’Istat sulla natalità e sulla fecondità pubblicato il 21 ottobre.

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