Olive palestinesi, cinque italiane in stato di fermo: Israele deve chiarire
Le volontarie sono state bloccate a sud di Hebron mentre aumentano gli episodi di violenza contro chi assiste i raccoglitori palestinesi.
La stagione della raccolta delle olive in Cisgiordania si svolge in un clima sempre più pericoloso. Negli ultimi giorni, gruppi di coloni estremisti hanno intensificato le aggressioni, fino a ferire una fotoreporter del Wall Street Journal e ad attaccare alcune vetture diplomatiche europee.
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Una raccolta tra rischi e aggressioni
I campi palestinesi sono diventati uno dei principali luoghi di tensione, soprattutto durante il periodo della raccolta. Gli episodi denunciati nelle ultime settimane hanno coinvolto sia i lavoratori locali sia gli osservatori stranieri arrivati per offrire assistenza.
In questo contesto, circa 90 volontari erano stati fermati il giorno precedente durante un'operazione su vasta scala delle Forze di difesa israeliane. Tra loro figurava anche Brad Lander, candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti, che è stato poi rilasciato insieme ad altri attivisti, con forti limitazioni agli spostamenti.
I due italiani espulsi da Israele
Poche ore prima del nuovo fermo, le autorità israeliane avevano espulso Manuel e Alberto Tartarotti, padre e figlio originari di Bolzano, rispettivamente di 35 e 67 anni. I due erano entrati in Cisgiordania per portare aiuti economici e partecipare al sostegno dei raccoglitori palestinesi.
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Dopo una detenzione durata diverse ore, nei loro confronti è arrivato anche un divieto di ingresso in Israele della durata di dieci anni. Il loro caso aveva già attirato l'attenzione diplomatica italiana nell'ambito della crescente pressione esercitata sui volontari internazionali.
Cinque italiane trattenute a sud di Hebron
Il nuovo episodio riguarda un gruppo di attivisti bloccato nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron. Al suo interno si trovano cinque cittadine italiane, ora trattenute in una stazione di polizia israeliana.
La Farnesina ha attivato l'Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme, che hanno chiesto alle autorità israeliane informazioni urgenti sulle ragioni del fermo e sulle condizioni delle connazionali. Il ministero degli Esteri ha confermato di aver ricevuto riscontro sulla loro presenza nella struttura di polizia, ma non ha fornito ulteriori dettagli sulle circostanze dell'intervento.
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