Libia, l’asse Roma-Washington può ancora cambiare la partita
L’Atlantic Council lancia nella Capitale un nuovo programma per ricucire il dialogo transatlantico e affrontare insieme le crisi di Nord Africa e Medio Oriente.
La Libia è il banco di prova scelto dall’Atlantic Council per rilanciare la cooperazione tra Stati Uniti, Italia ed Europa. Secondo Karim Mezran, Roma dispone di relazioni utili con Algeria, Egitto e Turchia, ma deve trasformarle in una strategia politica capace di coinvolgere gli attori regionali.
Il centro studi statunitense ha deciso di aprire nella Capitale il nuovo Programma di Roma, con l’obiettivo di creare uno spazio stabile di confronto sul Nord Africa e sul Medio Oriente. L’iniziativa nasce in una fase in cui l’influenza occidentale nell’area è messa in discussione e Washington e le capitali europee faticano a definire una linea condivisa.
Rowenta
-20% sugli aspirapolvere Rowenta
La Libia come test decisivo
Mezran, direttore dell’Iniziativa per il Nord Africa e ricercatore residente di alto livello dell’Atlantic Council, ritiene che Italia e Stati Uniti debbano tornare a sostenersi a vicenda. “Vogliamo cercare di invertire una rotta”, ha spiegato, osservando che il prestigio e la capacità d’influenza degli americani in Europa si sono ridotti e che il rapporto transatlantico deve essere ricostruito in entrambe le direzioni.
A suo giudizio, l’Italia si trova in una posizione particolare: è esposta direttamente alle crisi del Mediterraneo, ma non può affrontarle da sola. Gli Stati Uniti, però, non stanno offrendo tutto il contributo necessario. Il risultato, nella sua analisi, è un cortocircuito che rischia di lasciare la Libia nelle mani di altri protagonisti.
Per l’esperto, Roma potrebbe provare a riunire Algeria, Turchia ed Egitto attorno a una proposta concreta sul futuro libico. I rapporti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni con Abdelmadjid Tebboune, Abdel Fattah al-Sisi e Recep Tayyip Erdoğan vengono indicati come una possibile leva diplomatica. Il prolungarsi dello stallo, sostiene Mezran, produce costi troppo elevati per tutti gli interlocutori coinvolti.
Roma cerca una funzione ponte
La scelta della Capitale non è casuale. L’Italia ha mantenuto contatti significativi con diversi Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, ma finora non sempre è riuscita a inserire queste relazioni in un disegno regionale più ampio. A ostacolare il percorso contribuiscono anche il coordinamento insufficiente tra i governi europei e il coinvolgimento discontinuo degli Stati Uniti.
“Se non possiamo unirci, almeno coordiniamoci”, è la linea indicata da Mezran a proposito dell’Europa. Secondo il ricercatore, gli Stati membri continuano spesso a muoversi sulla base di interessi nazionali e legami storici, arrivando in alcuni casi ad assumere posizioni concorrenti. Anche la gestione della Libia, dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, viene considerata un esempio della mancanza di una strategia comune per la stabilizzazione del Paese.
Il Programma di Roma vuole quindi favorire un confronto capace di superare le divisioni tra le due sponde dell’Atlantico e il Mediterraneo meridionale. Il compito del centro studi, ha chiarito Mezran, non sarà semplicemente assecondare le scelte dei governi, ma avanzare proposte anche quando queste mettono in discussione gli indirizzi seguiti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Il peso crescente della Turchia
Tra i protagonisti regionali, la Turchia occupa un posto centrale nell’analisi dell’esperto. Erdoğan viene descritto come un politico capace di mantenere aperti canali con interlocutori molto diversi e di inserirsi in scenari lontani tra loro, dalla Libia alla Siria, fino ai rapporti con Russia e Ucraina.
Ankara, secondo Mezran, non si è limitata a difendere le posizioni già conquistate. In Libia ha sostenuto una delle parti in conflitto, ma ha successivamente mantenuto un dialogo anche con Khalifa Haftar. Questa capacità di adattamento avrebbe consentito alla Turchia di ampliare la propria influenza e di costruire nuove possibilità d’intervento.
Per questo l’Italia e gli altri Paesi occidentali, sostiene il ricercatore, dovranno fare i conti con un ruolo turco destinato a crescere, anche nei rapporti con l’Egitto e nel Corno d’Africa.
Il primo appuntamento pubblico
L’esordio del programma è fissato per lunedì 19 ottobre, dalle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32. Il tema della conferenza sarà “Dal Mar Rosso all’Atlantico: politica transatlantica e grande sistema di sicurezza nordafricano”.
L’incontro partirà dall’idea che Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso costituiscano ormai un unico quadro strategico. Le tensioni tra Algeria e Marocco, l’attività delle reti jihadiste, le crisi migratorie, la guerra in Sudan, gli interessi egiziani sul Nilo e la sicurezza dei collegamenti marittimi vengono così letti come elementi collegati, mentre le istituzioni occidentali continuano spesso a considerarli separatamente.
Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore dell’Europe Center dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, alla guida del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile dei programmi mediorientali dell’organizzazione. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.
La discussione sarà moderata da Mezran e coinvolgerà Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani. Il quesito di fondo riguarderà la possibilità di ridefinire la strategia occidentale in un’area dove gli attori locali e regionali hanno assunto un peso sempre maggiore.
Continua a leggere
Zacharia, incarico già in bilico: Trump le chiede di ripensarci
La portavoce della Casa Bianca è finita sotto pressione dopo il primo incontro con la stampa e le contestazioni sulla sua qualifica professionale.
400mila in piazza: gli studenti sfidano Meloni e rilanciano la protesta
Cortei in tutta Italia tra richieste sul diritto allo studio, contestazioni al riarmo e alcuni scontri: la Rete degli Studenti Medi promette nuove iniziative fino al 20 novembre.
Colombia, la cultura diventa terreno di scontro: oltre 30 opere rimosse
Il governo di Abelardo de la Espriella difende il riordino del Museo nazionale, mentre critici e visitatori contestano l’eliminazione di simboli legati a diritti e pace.
Patriot o fuga di massa? L’allarme di Zelensky all’Europa
A Bruxelles il presidente ucraino lega la tenuta del Paese alla difesa aerea e sollecita un sostegno finanziario da 70 miliardi per il 2027