Colombia, la cultura diventa terreno di scontro: oltre 30 opere rimosse
Il governo di Abelardo de la Espriella difende il riordino del Museo nazionale, mentre critici e visitatori contestano l’eliminazione di simboli legati a diritti e pace.
La cosiddetta “controrivoluzione culturale” voluta dal presidente Abelardo de la Espriella investe anche il Museo nazionale di Bogotá. Il governo ha indicato tra i bersagli le rappresentazioni giudicate apologetiche del terrorismo, includendo Carlos Pizarro, già dirigente della guerriglia M-19 e ucciso nel 1990 durante la campagna per le presidenziali.
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Il governo rivendica il nuovo indirizzo
La ministra della Cultura Paola Holguín ha difeso la revisione degli allestimenti, sostenendo che un museo debba proporre una lettura della storia libera da finalità politiche. “Ciò che è esposto non può essere strumento di indottrinamento politico”, ha dichiarato, annunciando anche un riesame dei criteri utilizzati per scegliere e presentare i materiali.
Secondo Holguín, alcune ricostruzioni degli eventi sarebbero “distorte” e non dovrebbero trovare spazio nelle sale pubbliche. La posizione dell’esecutivo ha però alimentato reazioni critiche tra i visitatori e sui mezzi di informazione locali.
I simboli finiti fuori dalle sale
Tra gli elementi eliminati compare una bandiera arcobaleno, insieme al manifesto della campagna di Bernardo Jaramillo, esponente della sinistra assassinato nel 1990. Non è più visibile neppure il “Balígrafo”, la penna ottenuta da un proiettile e impiegata per la sottoscrizione dell’intesa di pace.
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I materiali erano collegati a femminismo, movimento Lgbti e violenza politica. Riguardavano inoltre il percorso che portò all’accordo del 2016 tra lo Stato colombiano e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).
Sala chiusa e opere in revisione
La rimozione ha interessato più di 30 pezzi dalla sala “Fare società”, attualmente non accessibile perché interessata da lavori di ristrutturazione. Cartelli, immagini e oggetti dedicati alle vittime del conflitto sono stati quindi tolti dall’allestimento.
Il ministero della Cultura ha collegato l’intervento a una più ampia verifica dell’impostazione del museo. La decisione è stata resa pubblica mentre resta aperto il confronto sul modo in cui le istituzioni colombiane devono raccontare le lotte sociali, la violenza politica e il processo di pace.
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