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Attualità 2 min di lettura15 ott

Le stroncature? McConaughey le ha affrontate nel deserto

L’attore ha trascorso un intero fine settimana isolato per analizzare vent’anni di giudizi negativi e separare gli attacchi personali dalle critiche utili.

Matthew McConaughey ha scelto un metodo radicale per fare i conti con i giudizi più severi sulla sua carriera: si è ritirato per due giorni nel deserto e ha letto, una dopo l’altra, le recensioni negative ricevute nell’arco di vent’anni. Un esercizio faticoso, ma utile per capire quali osservazioni potessero aiutarlo a migliorare.

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Nel deserto davanti alle stroncature

L’attore, oggi 56enne e vincitore dell’Oscar, ha raccontato l’esperienza durante un podcast. Con sé aveva una raccolta delle critiche rivolte ai suoi film e ha affrontato quel materiale senza filtri, cercando di individuare un criterio per valutarlo.

“È stata dura”, ha ammesso McConaughey. Secondo il suo racconto, i giudizi si dividevano rapidamente in due gruppi: da una parte quelli condizionati dall’antipatia verso di lui, dall’altra le osservazioni basate davvero sul lavoro svolto davanti alla macchina da presa.


La carriera tra premi e passi falsi

Proprio le critiche argomentate, sostiene l’attore, possono diventare strumenti di crescita. Il punto non è quindi ignorare ogni recensione negativa, ma riconoscere quando contiene indicazioni concrete e quando, invece, nasce soltanto da un atteggiamento personale nei suoi confronti.

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McConaughey ha attraversato fasi molto diverse, passando dalle commedie romantiche come “Come farsi lasciare in 10 giorni” a produzioni dirette da Martin Scorsese e Christopher Nolan. Nel 2014 ha ottenuto l’Oscar come miglior attore protagonista per “Dallas Buyers Club”, interpretando un uomo affetto da Hiv; per “Serenity – L’isola dell’inganno” è arrivata invece una candidatura ai Razzie Awards, dedicati alle peggiori prove cinematografiche.


A Hollywood anche le parole pesano meno

Nel suo ragionamento c’è anche un invito a non attribuire un’importanza assoluta a ogni giudizio. L’ambiente cinematografico, ha spiegato, tende a consumare rapidamente parole e dichiarazioni, fino a renderle quasi automatiche.

“Ho detto a sole quattro persone nella mia vita che le amo”, ha raccontato, osservando che nel mondo dello spettacolo espressioni di questo tipo vengono pronunciate con grande frequenza. La sua strategia sembra dunque basarsi su un equilibrio: ascoltare ciò che offre spunti reali e lasciare scivolare il resto, affidandosi anche alla convinzione che non sempre i critici più entusiasti abbiano capito davvero il valore di un film.

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