Lavrov all’Onu sfida l’Occidente: “L’egemone perde il controllo
Il ministro russo accusa i Paesi occidentali di destabilizzare il pianeta e descrive la Russia come protagonista del nuovo equilibrio globale.
Per Serghei Lavrov, il sistema internazionale sta cambiando rapidamente: nuove aree del mondo rivendicano autonomia e respingono la leadership imposta dall’esterno. Il ministro degli Esteri russo ha presentato questa trasformazione come l’avvio di una fase più bilanciata nei rapporti tra gli Stati.
Mosca scommette sul mondo multipolare
Nel suo intervento, Lavrov ha sostenuto che "sotto i nostri occhi sta nascendo un ordine mondiale multipolare e più equo". A suo giudizio, le nazioni dell’Oriente e del Sud globale stanno consolidando il proprio ruolo come poli indipendenti, senza accettare condizionamenti stranieri.
Il ministro ha inoltre collegato questa impostazione alla strategia internazionale del Cremlino, affermando che la Russia può contare sul sostegno di numerosi Paesi amici. Nella sua ricostruzione, il confronto non riguarda soltanto gli equilibri politici, ma anche il diritto di ciascuno Stato a perseguire il proprio sviluppo.
L’accusa contro i privilegi occidentali
Lavrov ha poi rivolto una critica alla parte del mondo che, secondo la sua lettura, avrebbe mantenuto per 500 anni una posizione dominante sfruttando risorse altrui. Quella stessa minoranza, ha aggiunto, cercherebbe ancora di conservare i vantaggi acquisiti e di estendere le proprie regole al resto della comunità internazionale.
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Nel passaggio più duro del discorso, il capo della diplomazia russa ha accusato l’Occidente di ricorrere alla forza e di assumere iniziative imprevedibili, con conseguenze potenzialmente gravissime per milioni o miliardi di persone. Richiamando una precedente posizione di Vladimir Putin, Lavrov ha detto: "la dittatura di un egemone sta sfuggendo di mano. È pericoloso per tutti gli altri".
Le dichiarazioni sono state pronunciate da Lavrov durante il suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu. Il ministro ha così inserito la denuncia delle politiche occidentali dentro una più ampia difesa del modello multipolare sostenuto da Mosca.
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