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Larini muore a 91 anni: il segreto del Conto Protezione

L’architetto e intermediario della Prima Repubblica si è spento a Milano: le sue rivelazioni coinvolsero Craxi e Martelli nell’inchiesta di Tangentopoli.

La vicenda del Conto Protezione, uno dei nodi più controversi della Prima Repubblica, perde il suo protagonista principale. Silvano Larini è morto a Milano a 91 anni: il suo ritorno in Italia e le informazioni fornite ai magistrati contribuirono a riaprire il caso e a travolgere i vertici del Partito socialista italiano.

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Il ritorno che riaccese l’inchiesta

Dopo mesi trascorsi in Polinesia e un periodo di latitanza, Larini si presentò il 7 febbraio 1993 al pubblico ministero Antonio Di Pietro. Varcò il confine a Ventimiglia e, con la consegna alla giustizia italiana, riportò al centro delle indagini il conto numero 633369 aperto presso Ubs a Lugano.

Quel rapporto bancario era comparso più di dieci anni prima nei documenti collegati alla loggia P2 di Licio Gelli. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Larini aveva ammesso di figurare come intestatario formale, sostenendo però che Bettino Craxi gli avesse chiesto di rendere disponibile il conto per trasferimenti destinati a finanziare attività del partito all’estero.


Il ruolo di Larini e le condanne

Indicato nelle ricostruzioni di Tangentopoli come faccendiere e prestanome, Larini si trovò così al centro della rete di relazioni tra politica, affari e finanziamenti riservati. Le sue dichiarazioni ebbero conseguenze anche sul piano politico, fino alle dimissioni di Craxi dalla guida del Psi e a quelle dell’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli.

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Il Tribunale di Milano lo condannò nel 1994 a cinque anni e sei mesi di carcere. Tre anni più tardi, in appello, quattro anni della pena furono condonati; la Cassazione confermò la decisione nel 1999.

Ad annunciarne la scomparsa è stato un necrologio pubblicato dalla terza moglie, Viviana Lecchi, un’ex fotomodella e stilista che Larini aveva nominato alla presidenza di Borsalino dopo l’acquisto della storica azienda di cappelli. Nel testo lo ha ricordato come architetto, pittore, designer, uomo legato allo spirito del luogo, naturalista e pensatore profondo e raffinato, chiudendo con un semplice: «Per sempre Viviana».

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