Bruxelles, il nodo ETS divide l’Europa: la richiesta dei Paesi nordici
Il vertice del 15 e 16 ottobre affronta energia, bilancio, Ucraina e allargamento, mentre Finlandia, Danimarca e Svezia chiedono di proteggere il sistema delle emissioni.
Finlandia, Danimarca e Svezia alzano la voce alla vigilia del Consiglio europeo: il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, noto come ETS, non deve essere indebolito. La posizione dei tre governi nordici arriva mentre a Bruxelles i capi di Stato e di governo dell’Unione discutono di energia, competitività e sostegno all’Ucraina.
La riunione si svolge all’Europa Building il 15 e 16 ottobre. Sul tavolo figurano anche il bilancio pluriennale dell’Unione e, in serata, il futuro dell’allargamento europeo e delle riforme necessarie per accompagnarlo.
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I Paesi nordici difendono l’ETS
Petteri Orpo, Mette Frederiksen e Ulf Kristersson hanno scritto congiuntamente ad Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, chiedendo di mantenere intatto il meccanismo sulle emissioni. Nella loro valutazione, l’ETS rappresenta il principale strumento per guidare la transizione ecologica e qualsiasi riduzione della sua portata potrebbe produrre conseguenze rilevanti.
I tre premier considerano quindi essenziale evitare interventi che ne compromettano il funzionamento. La loro presa di posizione si inserisce nel confronto europeo sul prezzo dell’energia e sulla competitività delle imprese, due temi destinati a occupare una parte importante del vertice.
Kallas: la pressione va su Mosca
Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha rimarcato la distanza tra la posizione europea e quella degli Stati Uniti sul conflitto ucraino. «Dobbiamo fare pressione sull’aggressore per fermare la guerra, non sulla vittima perché si arrenda», ha detto arrivando alla riunione.
Secondo Kallas, l’Europa deve continuare a sostenere Kiev e usare il proprio peso nei confronti della Russia. La decisione sui beni congelati e sull’eventuale revoca delle sanzioni, ha aggiunto, spetta agli europei e non può essere concessa senza condizioni.
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Tajani chiede di rafforzare Aspides
Dal pre-vertice del Partito popolare europeo è arrivata anche la richiesta di Antonio Tajani per un potenziamento della missione Aspides. L’obiettivo è proteggere la navigazione nel Canale di Suez, nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, dove gli attacchi degli Houthi continuano a creare rischi per i traffici commerciali.
«È tempo di svegliarsi e accelerare», ha affermato il ministro degli Esteri, sottolineando che nell’area passa circa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle esportazioni manifatturiere nazionali dirette verso l’Asia. Tajani ha chiesto di trasformare le risposte positive già ricevute in decisioni operative.
Bilancio e allargamento tra i dossier
La discussione dei leader è partita dai costi dell’energia, dalla competitività e dagli squilibri macroeconomici globali. Nel pomeriggio il confronto si concentra sul Quadro finanziario pluriennale, mentre la cena è riservata a una riflessione strategica sull’espansione dell’Unione e sulle riforme collegate.
Alla vigilia dell’incontro, a Bruxelles, attivisti di Greenpeace hanno manifestato sul palazzo del Parlamento europeo esponendo uno striscione contro l’uso del gas. La protesta ha accompagnato l’avvio di un Consiglio chiamato a tenere insieme transizione ambientale, sicurezza energetica e sostegno all’Ucraina.
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