La fabbrica russa delle bugie arriva in Italia: così opera
Un sistema coordinato di professionisti, bot e intelligenza artificiale costruisce campagne mirate su migranti, sanzioni e guerra in Ucraina.
Link sponsorizzati, profili anonimi e commenti inseriti sotto i post di testate autentiche: la rete russa avrebbe investito ogni giorno centinaia di dollari per spingere siti costruiti in modo da sembrare organi d’informazione occidentali. Le attività, secondo i documenti esaminati da The Insider, erano sostenute dall’Agenzia per la progettazione sociale e dal gruppo di società affiliato Structure.
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La disinformazione corre sui social
La strategia prevedeva di far circolare articoli inventati attraverso collegamenti pubblicati sui social network. I contenuti venivano poi amplificati da reti automatizzate e da commenti collocati sotto i messaggi di mezzi d’informazione reali, così da raggiungere utenti già interessati a quei temi.
Tra le campagne più insistenti ci sono quelle contro Volodymyr Zelensky e la sua famiglia. Una delle storie diffuse sosteneva che la moglie Olena avesse speso cifre ingenti da Cartier a New York; il racconto è comparso inizialmente su profili anonimi di X, per poi essere ripreso da account più visibili, da esponenti politici e da commentatori con un seguito molto ampio.
Dalle voci ai palazzi del potere
La falsa notizia sugli acquisti della moglie di Zelensky è stata rilanciata anche da George Galloway, dal giornalista e collaboratore di RT Max Blumenthal e da Candace Owens, che conta 7,8 milioni di follower su X. Blumenthal, a sua volta, ne ha 860.000. Il messaggio attribuito a Owens accusava Zelensky di sottrarre risorse ai cittadini e sua moglie di spendere «decine di migliaia di dollari» in acquisti di lusso.
Un meccanismo analogo avrebbe alimentato le accuse sugli yacht del presidente ucraino e dei suoi collaboratori. Nel dicembre del 2023 JD Vance, allora senatore dell’Ohio, riprese durante il podcast di Steve Bannon la tesi secondo cui i cittadini americani sarebbero stati impoveriti per consentire a un ministro di Zelensky di comprare un’imbarcazione più grande. La voce era comparsa poche settimane prima sulla Komsomolskaya Pravda, che citava presunti documenti della Mediterranea Association of Yacht Brokers, e venne rilanciata da DC Weekly, sito finanziato dall’ex marine statunitense John Mark Dougan, oggi residente in Russia.
La stessa storia arrivò in seguito ai senatori repubblicani Thom Tillis e JD Vance, oltre che alla deputata Marjorie Taylor Greene, che in seguito prese le distanze. Gli interventi furono stampati e inseriti in una cartella destinata al Cremlino, trasformando una voce nata sul web in materiale utile alla propaganda politica.
L’Italia tra gli obiettivi
Una delle campagne progettate per più Paesi puntava a rafforzare l’ostilità verso i migranti in Italia. Tra le proposte figurava una notizia inventata su abitazioni confiscate a cittadini russi e destinate a rifugiati ucraini, con le spese di gestione a carico dei Comuni. L’obiettivo era sfruttare il malcontento locale e presentare l’accoglienza come un costo imposto alle amministrazioni.
Agli autori online italiani sarebbe stato inoltre chiesto di realizzare brevi video satirici sugli effetti delle sanzioni contro Mosca. La provenienza dei finanziamenti doveva restare nascosta: in una comunicazione interna si ipotizzava che il pubblico potesse credere all’intervento di un partito italiano. «La cosa principale è che non capiscano da chi è stato commissionato», si legge nel materiale ricostruito da The Insider.
Una struttura diversa dai vecchi troll
Il sistema descritto nell’inchiesta non coincide con la precedente fabbrica dei troll di San Pietroburgo legata a Evgheny Prigozhin. Quella organizzazione impiegava giovani reclutati con annunci, sottoposti a turni di 12 ore e a obiettivi quotidiani di 135 commenti, in cambio di paghe ridotte.
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La nuova macchina avrebbe invece coinvolto centinaia di persone con profili professionali qualificati, tra cui diplomati dell’Mgimo e funzionari del ministero degli Esteri. Gli operatori si definivano «soldati dell’ideologia» e «architetti sociali», lavorando alla produzione di contenuti destinati a sembrare articoli di testate occidentali.
La fabbricazione delle storie comprendeva scenografie allestite in Russia per imitare ambienti italiani, tedeschi o britannici, attori, fotografie e riprese professionali. A queste attività si aggiungevano montaggio digitale, falsificazioni audiovisive e strumenti di intelligenza artificiale capaci di individuare gli argomenti più sensibili in ciascun Paese.
Il progetto sotto il controllo del Cremlino
L’iniziativa, inizialmente chiamata rete Matryoshka, sarebbe stata affidata a Ilya Gambashidze, già consigliere di Pyotr Tolstoy e autore di strumenti politici automatizzati. Il coordinamento operativo faceva capo ad Aleksandr Kharichev, responsabile del direttorato presidenziale incaricato di controllare e analizzare i processi sociali, e a Sofia Zakharova, che seguiva infrastrutture tecnologiche e comunicazioni verso l’Occidente.
Al vertice politico del progetto si trovava Sergei Kiriyenko, vice capo di gabinetto del Cremlino e figura centrale nella gestione della politica interna russa. La finalità dichiarata era introdurre nei Paesi considerati ostili narrazioni favorevoli a Mosca senza renderne riconoscibile l’origine.
Nel luglio del 2022 Kiriyenko elaborò un piano rivolto contemporaneamente a cinque Stati europei. Le priorità comprendevano la delegittimazione degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Nato, oltre alla diffusione della versione russa sulla guerra in Ucraina e alla spinta, soprattutto in Germania, contro quella definita una politica delle sanzioni inefficace. Entro giugno dello stesso anno, l’operazione risultava attiva almeno in Germania, Italia e Gran Bretagna.
La campagna contro Kiev
All’inizio del 2023 prese forma una controffensiva propagandistica denominata in codice «Uganda». Il piano individuava quattro traguardi: colpire i vertici politici e militari ucraini, alimentare divisioni nelle élite, abbassare il morale delle forze armate e peggiorare le condizioni della popolazione civile.
Nel 2023, durante lo scandalo sugli approvvigionamenti destinati all’esercito ucraino che portò alle dimissioni del ministro della Difesa Oleksiy Reznikov, i siti collegati all’agenzia diffusero accuse infondate sugli acquisti immobiliari del ministro e dei suoi familiari a Cannes, Dubai e Madrid.
A giugno 2024 Kharichev assunse la guida del nuovo direttorato e divenne il principale responsabile dell’ideologia presso l’amministrazione presidenziale. In precedenza aveva prestato servizio nelle forze incaricate della protezione da rischi radiologici, chimici e biologici, occupandosi di sostegno morale e psicologico. Dopo l’arrivo di Vladimir Putin al Cremlino aveva ricoperto diversi incarichi nell’amministrazione presidenziale.
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