La dottrina di Grynkewich: tre mosse per fermare l’offensiva
A Varsavia il comandante supremo alleato ha illustrato un piano fondato su arresto dell’attacco, neutralizzazione delle forze e smantellamento dell’intero apparato bellico.
Il traguardo indicato da Alexus G. Grynkewich non è la distruzione strategica dell’avversario, ma l’impossibilità di continuare a combattere. L’idea è portare il sistema militare attaccante fino al punto di culminazione descritto da Carl von Clausewitz, quando il logoramento ne compromette le funzioni operative.
Secondo il comandante supremo delle forze alleate in Europa, questo risultato si ottiene rendendo inutilizzabili non soltanto le unità impegnate in prima linea, ma anche le strutture che garantiscono rifornimenti, comando e sostegno. «Disgreghiamo il sistema bellico che ci attacca per renderlo incapace di proseguire l’offensiva», ha concluso Grynkewich.
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L’obiettivo resta difensivo
Durante il Warsaw Security Forum di Varsavia, il generale ha chiarito che l’Alleanza non punta a conseguire una vittoria strategica totale sul proprio avversario. Il compito prioritario consiste nel negare all’aggressore la possibilità di conquistare e conservare territorio alleato.
Per riuscirci, ha spiegato Grynkewich, sarebbe comunque necessario sconfiggere sul piano tattico e operativo le forze impiegate nell’attacco. Il piano, quindi, mira a fermare l’offensiva e a spezzarne la capacità di proseguire, senza estendere l’obiettivo oltre questo risultato.
La formula in tre passaggi
La strategia presentata dal Saceur è stata condensata in tre azioni: bloccare l’assalto iniziale, neutralizzare ogni ulteriore spinta offensiva e, se l’avversario continuasse a combattere, disgregare l’apparato militare schierato contro l’Alleanza. Nel suo intervento Grynkewich non ha mai nominato la Russia.
Il primo passaggio affiderebbe alle forze terrestri il compito di raggiungere il punto di contatto e impedire l’ingresso nelle aree dell’Alleanza. Attraverso la manovra, le unità di terra dovrebbero arrestare le formazioni nemiche e colpire quelle impegnate nell’avanzata, operando insieme agli altri strumenti militari.
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Superiorità e pressione continua
Forze aeree e navali, coordinate con gli assetti spaziali e cibernetici, dovrebbero conquistare rapidamente margini di libertà operativa. Una volta ottenuto il controllo dell’ambiente aereo e marittimo sopra e dentro l’area dei combattimenti, l’Alleanza eserciterebbe una pressione combinata, fondata sulla quantità e sulla precisione, per costringere il nemico ad abbandonare le proprie posizioni.
Se l’attacco non si esaurisse, entrerebbe in gioco la fase della neutralizzazione. Sensori avanzati, sistemi autonomi e forze capaci di operare in più domini servirebbero a impedire all’aggressore di accumulare slancio o di riprendere l’iniziativa, sottoponendo le unità a contatto a effetti coordinati fino al livello tattico.
Colpire l’intero apparato bellico
Un eventuale impiego delle riserve o la prosecuzione dell’offensiva porterebbero alla terza fase: colpire il sistema che sostiene l’attacco nel suo complesso. Non verrebbe presa di mira soltanto la forza combattente, ma anche la rete incaricata di alimentarla, coordinarla e mantenerla operativa.
Grynkewich ha indicato una combinazione di munizioni di precisione ad alta efficacia e di un numero consistente di sistemi meno costosi, facilmente producibili e ampliabili. La pressione, sia cinetica sia non cinetica, verrebbe applicata contemporaneamente nei cinque ambienti operativi: terra, aria, mare, spazio e cyberspazio.
In questo scenario, le unità nemiche perderebbero progressivamente i rifornimenti, mentre i loro comandanti avrebbero difficoltà a dirigere le forze. Anche gli elementi di supporto e le capacità complementari verrebbero ridotti o distrutti, fino a lasciare l’apparato incapace di svolgere le proprie funzioni belliche.
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