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Attualità 3 min di lettura15 ore fa

Kiev nel mirino, paura per l’inverno: ponti colpiti e oltre mille missili

La pressione russa sulla capitale ucraina cresce mentre un drone fa scattare l’allerta in Lituania e i Paesi baltici mobilitano le difese aeree

La guerra torna a mettere sotto pressione le infrastrutture e la popolazione di Kiev. Dopo i raid contro il Ponte Sud, un nuovo attacco ha danneggiato il Ponte Nord sul Dnipro, mentre a Hostomel quattro persone, tra cui una bambina, sono rimaste ferite da un’azione con droni. Nelle stesse ore, un velivolo senza pilota proveniente dalla Bielorussia ha violato lo spazio aereo lituano, spingendo Vilnius a fermare temporaneamente l’attività aeroportuale e a far decollare i caccia della Nato.


Kiev teme una nuova escalation

Il Ponte Nord ha riportato danni al manto stradale e ai cavi aerei utilizzati dal filobus. A comunicarlo è stato il sindaco Vitali Klitschko, secondo cui i soccorsi sono stati inviati sul posto. L’infrastruttura collega le due sponde della capitale ed è stata colpita a pochi giorni di distanza dalle incursioni contro il Ponte Sud, dove anche il passaggio della metropolitana è stato sospeso.

I ripetuti attacchi hanno aggravato la circolazione cittadina e accresciuto i timori sulle conseguenze per i residenti. Nella notte, inoltre, i droni russi hanno colpito alcuni magazzini a Hostomel, nell’oblast di Kiev: le autorità locali hanno riferito di quattro feriti, compresa una bambina. Le ambasciate straniere, tuttavia, non avrebbero ricevuto comunicazioni relative a piani di evacuazione dalla capitale, ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Heorhii Tykhyi.

Secondo il New York Times, Mosca starebbe preparando una campagna invernale contro la rete energetica ucraina con più di mille missili. Il giornale riferisce inoltre di ordini impartiti ai vertici militari russi per intensificare i colpi contro le infrastrutture civili. Il presidente Volodymyr Zelensky sostiene che l’obiettivo sia svuotare Kiev e renderne impossibile la vita quotidiana: «Vogliono che gli ucraini, e in particolare i residenti della capitale, lascino la città».


Rifugi insufficienti e fuga dalla capitale

Zelensky ha accusato le forze russe di puntare a interrompere il lavoro, la scuola e i servizi essenziali, così da paralizzare la città. Un attacco ha raggiunto anche un edificio residenziale di 25 piani, provocando una vittima e diversi feriti. Nella capitale le lezioni si svolgono a distanza e le strade sono meno frequentate, anche perché i bombardamenti avvengono sempre più spesso durante il giorno.

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La disponibilità di strutture protette resta uno dei problemi più evidenti. Uno studio citato nel testo stima che a Kiev vi siano appena 77 rifugi ad alta protezione su oltre 4mila strutture registrate; molti sono privati e, complessivamente, possono accogliere poco più di 50mila persone. Le temperature ancora superiori ai 20 gradi non eliminano il rischio di una crisi umanitaria con l’arrivo dell’inverno, soprattutto nel caso di nuovi danni alla rete elettrica.

Nel frattempo l’Ucraina lavora anche sul riconoscimento dei caduti rimpatriati dalla Russia. Kyrylo Budanov ha annunciato un piano per accelerare l’identificazione dei corpi e dei resti: finora ne sarebbero stati restituiti più di 26mila, ma una parte significativa non ha ancora un nome. Il rimpatrio continua a rappresentare uno dei pochi canali di collaborazione umanitaria rimasti tra Kiev e Mosca.


Allerta anche nei cieli baltici

In Lituania l’allarme è rientrato dopo l’ingresso di un drone nello spazio aereo nazionale dalla direzione della Bielorussia. Intorno alle 9.40 locali, le autorità avevano invitato gli abitanti dell’area orientale a individuare in anticipo il rifugio più vicino. L’aeroporto di Vilnius aveva sospeso per un periodo limitato i voli, mentre i velivoli della Nato sorvegliavano il cielo del Paese.

Il Servizio di crisi del governo aveva diffuso un messaggio rivolto alla popolazione, chiedendo di allontanarsi da eventuali oggetti sospetti, contattare il 112 e attendere la revoca dell’allerta. L’episodio ha riacceso l’attenzione sulla sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza, mentre il ministero degli Esteri russo ha accusato il Giappone di portare avanti una politica di militarizzazione considerata una minaccia per il settore orientale della Russia.

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