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Attualità 3 min di lettura1 ott

Kasparov nel mirino: l’allarme Usa sul piano del Cremlino

L’oppositore russo racconta di essere stato avvertito da Stati Uniti e Lituania: con lui sarebbe stato indicato anche Ivan Tyutrin

La minaccia non sarebbe rimasta soltanto un’ipotesi: Garry Kasparov sostiene di essere stato informato dai servizi di sicurezza statunitensi e lituani che la sua vita potrebbe essere in pericolo. L’ex campione mondiale di scacchi, oggi oppositore di Vladimir Putin in esilio, ha collegato l’allerta a una presunta rete russa accusata di preparare attentati contro dissidenti all’estero.

Kasparov ha spiegato di aver ricevuto indicazioni precise sulla necessità di rafforzare le proprie precauzioni. «Non è una sorpresa per me, ma è comunque uno shock», ha scritto riferendosi alla notizia secondo cui lui e Ivan Tyutrin, suo storico collaboratore e cofondatore del Forum della Russia Libera, sarebbero comparsi tra i possibili bersagli.


L’allerta e la rete negli Stati Uniti

La segnalazione sarebbe arrivata durante l’estate, quando le autorità americane avrebbero comunicato a Kasparov di essere considerato un obiettivo. Per la prima volta dal suo trasferimento negli Stati Uniti, avvenuto nel 2013, gli sarebbe stata assegnata una protezione specifica.

La vicenda è legata all’inchiesta della magistratura americana che, a settembre, ha portato all’incriminazione di cinque persone ritenute vicine all’intelligence russa. Gli atti non rendono noti tutti i nomi dei dissidenti coinvolti, ma descrivono pedinamenti, preparativi per omicidi e operazioni contro oppositori russi presenti negli Stati Uniti e in Europa.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo, l’obiettivo della rete sarebbe stato colpire una o due figure dell’opposizione e, nello stesso tempo, intimidire gli altri esuli. Il gruppo, indicato negli atti come “Ris Network”, sarebbe attivo almeno dal 2024 e avrebbe cercato collaboratori in America e nel continente europeo.


Ponomarev, un piano più avanzato

Tra i casi descritti figura quello di Ilya Ponomarev, già deputato russo e unico componente della Duma di Stato ad aver votato nel 2014 contro l’annessione della Crimea. L’ex parlamentare si divide da tempo tra Kiev e Washington ed è indicato come uno dei bersagli della presunta organizzazione.

Un uomo reclutato negli Stati Uniti avrebbe raccolto immagini e registrazioni video nei pressi di due luoghi collegati a Ponomarev nella capitale americana. Per l’eliminazione sarebbero stati promessi 40mila dollari, ma il presunto incaricato avrebbe rinunciato a eseguire personalmente l’operazione e avrebbe ricevuto il compito di individuare un esecutore alternativo.

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L’inchiesta comprende anche un progetto ambientato in Lituania. Qui un esponente dell’opposizione russa avrebbe dovuto essere aggredito con un coltello o dato alle fiamme in cambio di 25mila dollari.


I nomi emersi e le cautele giudiziarie

A Vilnius vive Ivan Tyutrin, indicato tra i possibili obiettivi, anche se le informazioni disponibili non permettono di stabilire con certezza che fosse lui la persona individuata dal piano. Nella stessa città risiede Ruslan Gabbasov, attivista baschiro che nel 2025 aveva trovato un apparecchio per seguirne gli spostamenti installato sulla sua automobile; le autorità lituane lo hanno poi collegato a un ulteriore progetto di attentato.

Negli Stati Uniti sarebbe stato preso in considerazione anche Vladimir Kara-Murza, oppositore liberato nel 2024 attraverso uno scambio di prigionieri e già scampato a due avvelenamenti. Il suo nome si aggiunge a quello di Kasparov e Ponomarev nel quadro delineato dagli investigatori.

Gli indagati sono Juri Khrameev, ex colonnello dell’intelligence russa, suo figlio Kirill, descritto come appartenente al Servizio federale di sicurezza russo, i cittadini cubani Oemis Romagoza Durruthy e Yaidel Delgado Suarez e il venezuelano Angel Eduardo Castro. Tutti risultano irreperibili.

Kasparov ha infine fatto sapere che continuerà a seguire le misure di sicurezza ricevute. Le accuse raccolte nel procedimento americano, tuttavia, non equivalgono a una condanna: i cinque imputati restano presunti innocenti fino a una decisione definitiva della giustizia.

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