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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Kasia Smutniak e il viaggio oltre il lutto: il film su Taricone

A Roma 2026 la regista presenta Mustang, nato dai filmati condivisi con Pietro Taricone e dal viaggio della figlia Sophie in Nepal.

Il dolore per la morte di Pietro Taricone, per Kasia Smutniak, non conduce a una pace definitiva. Nel documentario Mustang diventa invece un percorso di cambiamento, memoria e speranza, costruito attraverso immagini familiari e nuovi sguardi sul Nepal.

Il film è stato presentato alla Festa di Roma 2026 e arriverà nelle sale il 26 novembre, distribuito da Fandango. Al centro c’è il Mustang, regione himalayana visitata nel 2003 da Smutniak e Taricone, allora compagni, con la promessa di tornare per sostenere concretamente le comunità locali.

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Un dolore trasformato in speranza

«Davanti a un lutto non credo nella pace, ma nella trasformazione», ha spiegato Smutniak al Corriere della Sera. L’attrice e regista, 47 anni, ha raccontato di non voler trasformare la propria vita in una semplice confessione, ma di considerare quella parte della sua storia un possibile punto di riferimento per altre persone.

Il progetto, ha sottolineato, non nasce con l’intento di proporre una vicenda triste. La pellicola guarda piuttosto alla felicità e alla capacità di un’esperienza di mettere in relazione esistenze diverse. Il Mustang diventa così il luogo simbolico in cui il passato della coppia incontra il presente della figlia.


Le immagini di padre e figlia

Taricone morì nel 2009, in seguito a un incidente durante un lancio con il paracadute. Un anno dopo, Smutniak tornò nella regione insieme alla madre, mantenendo vivo l’impegno immaginato con il compagno. Nel 2024 è stata invece Sophie, nata dalla loro relazione nel 2004, a ripercorrere quelle tracce in Nepal all’età di 19 anni.

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La ragazza portò con sé una vecchia videocamera MiniDV appartenuta al padre e registrò il viaggio, ripetendo idealmente il gesto compiuto da Taricone e Smutniak nel 2003. Il documentario nasce dal montaggio e dal dialogo tra quei materiali d’archivio e le riprese contemporanee.


Un progetto che continua nel Mustang

Nel territorio asiatico opera la Fondazione Taricone, grazie alla quale è stata realizzata la Ghami Solar School. La struttura offre un percorso di studi regolare a bambini che, senza quell’intervento, non avrebbero avuto accesso all’istruzione tradizionale.

Smutniak ha collegato questo lavoro al tema della fiducia nell’umanità già affrontato nel suo primo documentario, Mur, dedicato a persone impegnate ad aiutare i migranti nei boschi della Bielorussia. Anche in Mustang, secondo la regista, un gesto giusto compiuto da una sola persona può diventare una ragione per continuare a sperare.

«Non so se ho mostrato troppo», ha ammesso parlando dell’esposizione della propria sfera privata. La regista ha aggiunto che, nel loro mestiere, si finisce comunque per rivelare molto di sé: in questo caso, però, emozioni e volti rendono il coinvolgimento più evidente. Per lei, il film ha aperto una porta personale e, allo stesso tempo, ha permesso di chiudere un cerchio.

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