Jalud, il ritorno a casa finisce nel fuoco: famiglia evacuata
Dopo settimane di occupazione e una decisione dell’Alta Corte, la famiglia Tubasi è stata aggredita durante il rientro nella propria abitazione.
Il rientro nella casa di famiglia si è trasformato in una nuova fuga. A Jalud, Muhammad Tubasi e i suoi parenti sono stati portati via dalle forze di difesa israeliane dopo che un gruppo di coloni ha bloccato le strade, incendiato veicoli e appiccato il fuoco all’abitazione.
Tubasi ha riferito che la famiglia è riuscita a lasciare la zona senza feriti soltanto grazie all’intervento dei soldati, che l’hanno trasferita su un mezzo militare. Secondo il suo racconto, oltre alla casa è stata incendiata anche la sua automobile.
Il rientro interrotto dagli incendi
La scorta militare era stata organizzata per consentire ai Tubasi di tornare nella loro abitazione. Sul posto, tuttavia, i coloni hanno reagito con una rivolta: oltre a dare fuoco alla casa e ad alcuni veicoli, hanno bruciato pneumatici, ostruito le vie di accesso e lanciato pietre contro le forze di sicurezza.
La situazione ha reso impossibile la permanenza della famiglia nell’area. Per proteggerne i componenti, i militari hanno quindi disposto l’evacuazione, interrompendo di fatto il tentativo di rientro stabilito dopo la decisione giudiziaria.
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La casa occupata dopo l’assedio
La vicenda era iniziata alla fine di luglio, quando i Tubasi erano stati allontanati dalla loro abitazione da un gruppo di coloni. Prima dello sfratto, la casa era rimasta sotto assedio per diverse settimane; in seguito, l’edificio era stato occupato.
Il 6 settembre, l’Alta Corte di Giustizia aveva ordinato allo Stato di riconsegnare l’immobile alla famiglia entro due settimane. Le forze di difesa israeliane avevano accompagnato i Tubasi proprio in applicazione di quel provvedimento, ma gli scontri scoppiati durante l’operazione hanno impedito che il ritorno si completasse.
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