Israele, la conferma di Netanyahu riapre il caso dell’avviso egiziano
Il premier israeliano riconosce la visita del capo dell’intelligence del Cairo prima del 7 ottobre, finora respinta, mentre riemergono le ipotesi sull’Iran.
La visita era stata negata, ma ora Benjamin Netanyahu conferma che il responsabile dei servizi segreti egiziani arrivò in Israele pochi giorni prima del 7 ottobre. Il suo soggiorno durò 59 minuti e, secondo le indiscrezioni circolate sulla vigilia dell’attacco, avrebbe portato un avvertimento su un possibile evento grave nella Striscia di Gaza.
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La visita rimasta fuori dalle conferme
Per la prima volta il premier israeliano ammette pubblicamente che l’esponente dell’intelligence del Cairo atterrò nel Paese prima della strage. La rivelazione riporta al centro del dibattito gli allarmi che, secondo le ricostruzioni emerse finora, sarebbero arrivati nelle ore precedenti all’offensiva senza produrre una risposta adeguata.
Netanyahu ha sottolineato anche la brevità della permanenza, ricordando che l’ospite egiziano rimase in Israele meno di un’ora. Il primo ministro ha aggiunto di voler sapere quali interlocutori abbia incontrato durante quei 59 minuti, lasciando così aperto un interrogativo sui contenuti e sulla gestione di quel colloquio.
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Gli interrogativi sugli avvertimenti
La conferma non chiarisce ancora quale fosse esattamente il messaggio trasmesso dal capo dei servizi egiziani né chi lo abbia ricevuto. Resta però il nodo politico e operativo degli eventuali segnali arrivati prima del 7 ottobre e del loro peso nelle decisioni israeliane.
Intanto tornano a circolare anche voci su un possibile nuovo attacco contro l’Iran. Nel testo disponibile non vengono indicati né tempi né elementi concreti a sostegno di questa ipotesi, che resta quindi collegata al quadro delle indiscrezioni riemerse dopo le parole di Netanyahu.
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