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Attualità 4 min di lettura54 min fa

Israele e Ucraina, l’opposizione si spacca: cinque testi in Parlamento

Pd, M5S, Avs e Italia Viva divergono su aiuti militari, difesa europea e Medio Oriente mentre la maggioranza riscrive la propria linea su Kiev

Il fronte dell’opposizione si divide soprattutto sul rapporto con Israele. Pd e Movimento 5 Stelle chiedono un embargo completo sulle armi dirette verso il Paese e provenienti da lì, oltre alla sospensione della cooperazione militare; Italia Viva, invece, non sostiene questa impostazione. La proposta dei Cinque Stelle comprende anche sanzioni contro il governo israeliano, la revisione dell’accordo di associazione con l’Unione europea e limitazioni all’ingresso in Europa per chi abbia prestato servizio nell’esercito israeliano dall’inizio del conflitto. Il testo, però, si interrompe mentre questa parte della risoluzione viene ancora illustrata.

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La difesa divide il fronte progressista

Le distanze non riguardano soltanto il Medio Oriente. Sul futuro della difesa europea, Avs chiede di bloccare ulteriori aumenti delle spese militari nazionali e di rivedere in profondità Readiness 2030, il programma SAFE e gli strumenti collegati. Il Movimento 5 Stelle propone invece di riconsiderare gli impegni assunti in ambito NATO e di fermare nuovi incrementi dei fondi destinati agli armamenti a carico del bilancio statale.

Il Partito democratico non esclude gli investimenti, ma li lega alla costruzione di una capacità comune europea, alternativa al semplice rafforzamento dei singoli eserciti. Nel documento dem si parla di coordinamento politico, controllo democratico del settore, risorse condivise e clausole vincolanti per favorire gli acquisti prodotti in Europa. Italia Viva mantiene una linea ancora diversa: sostiene il raggiungimento degli obiettivi di prontezza difensiva entro il 2030, un esercito comune in rapporto complementare con la NATO e l’avvio dell’iter per la ratifica degli accordi sulla Comunità europea di difesa firmati a Parigi nel 1952.


Sull’Ucraina le distanze restano nette

Anche il sostegno a Kiev produce posizioni incompatibili. Il Pd vuole che l’Italia continui ad assicurare assistenza e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, includendo gli strumenti necessari all’autodifesa e richiamando l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Nelle premesse, i democratici indicano il sostegno umanitario, economico, militare, politico e diplomatico come parte di una strategia da proseguire.

Italia Viva è ancora più esplicita e sollecita la conferma dell’appoggio politico, finanziario, militare e umanitario all’Ucraina. Il partito di Matteo Renzi chiede inoltre nuove sanzioni contro la Russia e respinge qualsiasi attenuazione della pressione su Mosca finché non sarà raggiunto un cessate il fuoco.

Il Movimento 5 Stelle definisce invece fallimentare il percorso seguito finora dall’Italia e dall’Europa, sostenendo che l’invio costante di armamenti allontani la pace. La risoluzione propone una svolta negoziale e domanda al governo di rendere pubblico «l’elenco dettagliato dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari» trasferiti all’Ucraina dal 2022. Rispetto a precedenti documenti, però, non contiene una richiesta esplicita di interrompere le forniture.

Avs punta a superare quella che considera una strategia fondata sull’escalation militare, spostando risorse verso gli aiuti umanitari, la tutela dei civili e la ricostruzione. Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra convergono sull’idea di una conferenza internazionale ispirata agli accordi di Helsinki; Italia Viva propone invece un rappresentante speciale europeo per i negoziati, soluzione richiamata con formule differenti anche dagli altri due partiti.

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La maggioranza riscrive il testo su Kiev

Nel centrodestra il compromesso è arrivato dopo una trattativa interna. La versione iniziale impegnava il governo a garantire la continuità del sostegno «multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina». Nella stesura successiva è sparito il riferimento alle istituzioni di Kiev: resta l’impegno verso la popolazione, senza un richiamo esplicito alle forniture militari.

Su sollecitazione della Lega sarebbe stato eliminato anche il passaggio secondo cui nessuna scelta sulla sicurezza europea dovrebbe essere presa senza il coinvolgimento dell’Europa. È rimasto, invece, l’obiettivo di mantenere la pressione sulla Russia. La modifica è maturata durante il confronto sulle comunicazioni di Giorgia Meloni alle Camere, legate al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.


Due mozioni per separare i temi

Nel corso della mattinata la maggioranza ha poi separato il contenuto in due risoluzioni. Una riguarda l’insieme delle questioni sul tavolo del Consiglio dell’Unione europea; l’altra, firmata in prima battuta da Maurizio Gasparri, si concentra esclusivamente sull’Ucraina. L’operazione puntava anche a mettere in difficoltà un’opposizione già divisa, dopo gli applausi tributati a Meloni da alcuni esponenti moderati durante il passaggio su Kiev.

La strategia non ha però prodotto una partecipazione dell’opposizione al voto in Senato, dove i gruppi di minoranza hanno scelto di non prendere parte alla votazione. I risultati delle due mozioni della maggioranza sono stati comunque differenti: quella generale ha ottenuto 104 voti favorevoli, mentre il testo dedicato all’Ucraina ne ha raccolti 108.

Un’ulteriore mediazione ha riguardato energia e inflazione. Una risoluzione separata sollecita Bruxelles a interpretare in modo flessibile e coerente le regole della governance economica europea, così da permettere agli Stati misure temporanee e mirate per sostenere famiglie e imprese. Nel documento non compaiono né Donald Trump né l’intesa sul gasolio russo con Vladimir Putin, definita da Meloni in Senato «una scelta che considero molto rischiosa».

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