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Attualità 3 min di lettura55 min fa

Israele al voto: Netanyahu punta alla riconferma contro Eisenkot

Oltre 12mila seggi apriranno per il primo voto dopo il 7 ottobre, con sette milioni di elettori chiamati a scegliere.

Israele voterà martedì per rinnovare il Parlamento, nelle prime elezioni convocate dopo gli attacchi del 7 ottobre. Benjamin Netanyahu arriva alle urne in una sfida ravvicinata con l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot.

La consultazione si svolgerà dopo tre anni di guerra su più fronti, con militari ancora presenti a Gaza e in Libano e il timore di una nuova escalation con l’Iran. Il voto rifletterà anche il peso dei lutti, degli ostaggi e dei sopravvissuti, oltre alla richiesta di riportare il Paese a una condizione di normalità.

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Netanyahu sotto pressione

Nel corso dei 36 mesi di conflitto, il primo ministro è stato contestato dai familiari degli ostaggi e delle vittime, dai mezzi di informazione e dalle proteste di piazza. I suoi oppositori lo hanno indicato come «responsabile del più grande disastro dalla Shoah», mentre la società israeliana si è divisa anche sui social network.

Le tensioni hanno coinvolto pure i vertici militari. Secondo quanto riportato da Channel 12, sarebbe emerso un contrasto tra Netanyahu e il capo dell’esercito Eyal Zamir dopo l’ordine attribuito al premier di preparare una «guerra lampo» prima del 27 ottobre. La presunta iniziativa avrebbe rischiato di oltrepassare l’intesa politica per evitare un nuovo conflitto con Teheran prima delle elezioni.

Nonostante il sostegno pubblico espresso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i sondaggi diffusi fino a venerdì non hanno modificato il quadro: Netanyahu ed Eisenkot restano separati da margini ridotti. Il presidente Isaac Herzog ha inoltre ricordato che spetterà a lui, dopo le consultazioni dell’11 novembre, assegnare l’incarico per la formazione del governo.


Le alleanze dopo il voto

Nelle ultime ore, i partiti del fronte contrario a Netanyahu hanno criticato Eisenkot per aver parlato della possibile formazione guidata dal partito più votato. Yair Lapid ha respinto quella lettura con una frase netta: «Semplicemente non è vero». Una posizione condivisa anche da Yair Golan, leader dei Democratici.

La composizione del prossimo governo potrebbe dipendere dai partiti più piccoli. I sondaggi attribuiscono 9 seggi alla Lista Unita, coalizione formata da Balad, Ta’al e Hadash, e 5 a Ra’am, guidato dal medico e imam Mansour Abbas. Dopo la chiusura delle urne, le due formazioni potrebbero offrire un appoggio esterno a Eisenkot.

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Il partito Sionismo religioso, guidato da Bezalel Smotrich e alleato con la piccola formazione di destra radicale Zehut Yehudit, viene accreditato di 6 seggi. Shas, espressione degli ultraortodossi sefarditi e vicino a Netanyahu, ne otterrebbe 8; Yahadut Hatorà, che rappresenta gli ultraortodossi di origine ashkenazita, conserverebbe invece i suoi 7.

Otzmà Yehudit di Itamar Ben Gvir è indicato a 8 seggi. Le dichiarazioni provocatorie del suo leader hanno però raffreddato i rapporti con gli Stati Uniti e Netanyahu sembra intenzionato a mantenere le distanze.


Chi può votare

I seggi saranno più di 12mila e apriranno alle 7. Secondo i dati dell’ufficio centrale di statistica israeliano, il 77% degli elettori residenti nel Paese è ebreo, il 18% arabo e il 5% rientra nella categoria “altro”.

In quest’ultima fascia figurano anche i drusi del Golan, che in passato avevano boicottato le elezioni. Dopo gli attacchi condotti dall’esercito israeliano in Siria per proteggere i drusi di Sweida, questa volta una parte della comunità dovrebbe partecipare al voto, anche a sostegno di Netanyahu.

Gli arabi israeliani hanno diritto di voto. I palestinesi residenti in Cisgiordania ne sono invece esclusi, salvo il possesso della cittadinanza israeliana, una condizione poco frequente. A Gerusalemme Est possono votare soltanto i residenti che hanno ottenuto la cittadinanza: nel 2022 erano circa il 5%.

Una disposizione religiosa palestinese, in vigore dal 1967 e formalizzata nel 2019, considera l’acquisizione della cittadinanza israeliana e la partecipazione alle elezioni come un riconoscimento dello Stato di Israele. Gli equilibri della rappresentanza araba e quelli dei partiti religiosi saranno quindi tra gli elementi decisivi per la formazione della maggioranza.

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