Iraq, il prezzo della guerra resta senza una vera chiusura
L’addio degli Stati Uniti non cancella un bilancio fatto di spese enormi, migliaia di vittime e conseguenze psicologiche ancora difficili da misurare.
Il capitolo iracheno degli Stati Uniti si chiude con un bilancio che resta difficile da archiviare. Le perdite hanno riguardato Washington, i Paesi alleati e la popolazione locale, mentre l’impatto complessivo del conflitto continua a sfuggire a una quantificazione definitiva.
La conclusione della presenza militare americana non coincide dunque con una soluzione pienamente pacificata. Dopo 23 anni, la fine delle operazioni lascia aperte le conseguenze umane, economiche e sociali di una missione sviluppatasi attraverso guerre e campagne contro il terrorismo.
Un conto che pesa ancora
Le stime disponibili attribuiscono all’impegno degli Stati Uniti una spesa complessiva di circa 1.750 miliardi di dollari. La somma comprende le risorse destinate alle azioni militari, alla sicurezza e alle attività condotte sul territorio iracheno durante un periodo durato più di due decenni.
Anche il costo per le forze americane è stato elevato: circa 5mila militari hanno perso la vita e 35mila sono rimasti feriti. A queste cifre si aggiungono i suicidi e i disturbi psicologici associati allo stress del combattimento, con effetti che hanno coinvolto migliaia di reduci.
Il peso pagato dagli alleati
Le conseguenze non si sono fermate ai confini degli Stati Uniti. Tra le vittime dei Paesi che hanno partecipato all’intervento figurano 33 italiani, compresi i 19 militari uccisi a Nassiriya, episodio rimasto tra i più dolorosi nella memoria nazionale.
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Il dato complessivo delle persone morte nel conflitto potrebbe arrivare fino a un milione. La stima comprende civili e combattenti appartenenti a schieramenti diversi: esercito iracheno, ribelli sciiti, Isis e milizie appoggiate dall’Iran.
Una fine operativa, non definitiva
La ritirata degli ultimi militari americani conclude la presenza iniziata 23 anni fa, ma non elimina gli effetti prodotti dalle diverse fasi della guerra. Il numero delle vittime, dei feriti e delle persone segnate da traumi psicologici mostra quanto sia complesso separare la chiusura militare dalla permanenza delle conseguenze.
Per questo il termine dell’impegno sul campo non equivale a un bilancio semplice. Le dimensioni delle perdite, soprattutto tra la popolazione irachena, restano in parte incerte e rendono difficile considerare conclusa anche la valutazione storica dell’intervento.
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