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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Iran, 8 milioni pronti alla guerra: la svolta dei mille battaglioni

La campagna Jan Fada ha raccolto oltre 30 milioni di adesioni e punta a preparare civili, comprese molte donne, a possibili nuovi attacchi esterni.

Otto milioni di persone hanno dichiarato di essere disponibili a svolgere compiti militari o di sicurezza. È il dato più significativo della campagna Jan Fada, cioè “Pronti al sacrificio”, avviata in Iran per coinvolgere la popolazione in caso di una nuova offensiva da parte degli Stati Uniti o di Israele.

Nel complesso, le adesioni avrebbero superato quota 30 milioni. Il progetto punta a costruire una rete di mille battaglioni popolari, mentre circa un terzo dei partecipanti è formato da donne inserite in percorsi specifici per la protezione del territorio.

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La mobilitazione entra nella società

Le attività di preparazione si svolgono anche in centri realizzati di recente dai Guardiani della rivoluzione islamica. I programmi comprendono lezioni sull’impiego delle armi, tecniche di combattimento negli ambienti urbani, spostamenti in aree difficili e utilizzo dei droni.

Ai partecipanti vengono inoltre insegnate nozioni di primo soccorso. L’obiettivo dichiarato è disporre di una componente civile capace di affiancare le strutture militari e di sicurezza qualora il Paese dovesse subire un nuovo attacco.


Teheran punta sull’effetto deterrente

Sasan Zare, portavoce dell’iniziativa, sostiene che le forze armate iraniane possano già contrastare autonomamente qualsiasi aggressione. A suo giudizio, tuttavia, una mobilitazione popolare avrebbe anche la funzione di scoraggiare eventuali avversari, mostrando la disponibilità di una parte ampia della società a prendere parte alla difesa nazionale.

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La scelta amplia così il coinvolgimento dei civili in un sistema che comprende già l’esercito regolare, i Pasdaran e la milizia volontaria Basij. La formazione di nuove unità popolari aggiunge un ulteriore livello alla struttura di sicurezza iraniana.


I timori sulla militarizzazione

L’iniziativa alimenta però interrogativi sul futuro equilibrio tra apparati militari e istituzioni civili. Il giornalista iraniano Ali Pourtabatabaei ha avvertito che un addestramento così esteso potrebbe rendere la società sempre più militarizzata e ridurre lo spazio delle strutture non militari.

Resta inoltre il timore che i volontari preparati per affrontare minacce esterne possano essere utilizzati anche durante eventuali proteste interne. È proprio questo possibile impiego, oltre alla sovrapposizione con gli organismi di sicurezza già esistenti, a rendere controversa la nascita dei nuovi battaglioni.

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