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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Non sei esagerata»: Elena Di Cioccio difende il lutto per gli animali

Una lettrice di 70 anni racconta il dolore per la perdita del gatto e riceve una risposta che riconosce pienamente la profondità di quel legame.

Il dolore per la morte di un animale domestico non deve essere ridimensionato né vissuto con vergogna. È questo il messaggio con cui Elena Di Cioccio ha risposto, nella rubrica Segreti di Vanity Fair, a una donna di 70 anni ancora segnata dalla scomparsa del proprio gatto, avvenuta un anno e mezzo prima.

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Il lutto per un animale resta autentico

La lettrice ha raccontato di non riuscire a superare la perdita del gatto, investito da un’auto o da una motocicletta. Non era il primo animale che aveva perso, ma quella morte continuava a provocarle pianto e senso di colpa. A colpirla era anche il confronto con la scomparsa del padre, vissuta con un dolore diverso perché arrivata, a suo giudizio, al termine di una vita lunga.

Elena Di Cioccio ha invitato la donna a non stabilire graduatorie tra le sofferenze. Per lei, la perdita di un animale significa rinunciare a una presenza quotidiana, a un compagno e a un affetto costante. Un legame simile può lasciare un vuoto profondo, anche quando chi soffre teme che gli altri non comprendano la sua reazione.


I ricordi della nonna e dei suoi gatti

La lettera ha riportato Elena alla memoria della nonna, che dopo la morte del cane Chicco abbassava lo sguardo verso il punto in cui era solito starle accanto. Quel ricordo familiare si è intrecciato con quello dei suoi animali: Medusa, Tobia, Lucifero, Margot, Icio, Storm, Chia e gli altri gatti con cui ha condiviso parte della propria vita.

Parlando di quelle perdite, la scrittrice ha spiegato di essersi commossa fino alle lacrime: «Mi mancano tantissimo, tutti, e non ci posso fare niente». Ha poi sottolineato che nessuno di loro può essere rimpiazzato nel suo cuore, perché ogni animale occupa uno spazio unico nella memoria e negli affetti.

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Nessuna vergogna per le lacrime

La risposta alla lettrice è stata netta: «Non sei matta o esagerata: sei afflitta da un grandissimo lutto». Elena ha ricordato che un animale può rappresentare un punto di riferimento stabile, una creatura capace di accompagnare le giornate, alleviare la sofferenza e contribuire al clima affettivo della casa.

A sostegno delle sue parole ha citato una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Plos One. Lo studio evidenzia che, in alcuni casi, la perdita di un animale da compagnia può provocare una sofferenza molto intensa e collegarsi anche al disturbo da lutto prolungato, con effetti capaci di durare mesi o anni.


Il tempo non impone una scadenza

Secondo Elena, la lettrice ha pieno diritto di piangere ancora, di commuoversi incontrando un gatto per strada e di raccontare nuovamente gli episodi legati al proprio animale. L’età non obbliga a diventare più distaccati e non esiste un termine entro cui smettere di sentire la mancanza di chi è stato amato.

Il messaggio conclusivo riguarda anche il dolore per il padre: esperienze diverse non devono essere messe a confronto. Come ha scritto Elena, «l’amore deve far stare bene» e, quando si affronta una perdita, il rispetto per i propri sentimenti viene prima del giudizio altrui.

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