1.432notizie oggi
Attualità 4 min di lettura12 ott

Industria italiana, la doppia zavorra: energia cara e capitali lontani

Alvise Biffi richiama l’urgenza di rafforzare competitività, investimenti e innovazione, sostenendo imprese e lavoratori con politiche industriali più incisive.

Il prezzo dell’energia continua a penalizzare la competitività dell’industria italiana e, secondo Alvise Biffi, il problema ormai coinvolge l’intera Unione Europea. Il presidente di Assolombarda ha lanciato l’allarme durante l’assemblea dell’associazione, svoltasi a Milano il 12 ottobre, chiedendo condizioni più favorevoli per finanziare la trasformazione industriale.

Biffi ha ricordato che la Commissione Europea considera ormai insostenibile il divario energetico che grava sulle imprese del continente. «L’Europa non può restare una potenza industriale con prezzi dell’energia strutturalmente troppo alti», ha affermato nella sua relazione.

Offerta del giorno13 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 5 giorni
*******


L’Europa deve scegliere le priorità

A breve il Consiglio europeo discuterà il bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034. Per Assolombarda, quel confronto non potrà limitarsi alla distribuzione delle risorse: dovrà chiarire quale direzione intendano seguire le istituzioni europee.

Competitività e coesione, nella lettura di Biffi, non devono diventare obiettivi alternativi. L’industria ha bisogno di investimenti in innovazione, tecnologie e capacità produttiva, ma nuove risorse europee non dovrebbero trasformarsi in ulteriori costi per le aziende.


Una crescita ancora troppo fragile

Il quadro economico resta incerto, anche se le previsioni per l’Italia indicano nel 2026 un aumento del prodotto interno lordo superiore all’1%, oltre le attese iniziali. Biffi ha definito positivo il dato, ma insufficiente per sostenere un’accelerazione adeguata del sistema produttivo.

Nel suo intervento, il presidente di Assolombarda ha osservato che Stati Uniti, Paesi del Mercosur ed Emirati Arabi Uniti stanno crescendo a velocità circa doppia rispetto a quella italiana. Da qui la necessità, secondo l’associazione, di rendere più efficace ogni leva destinata allo sviluppo.


L’intelligenza artificiale entra nelle imprese

Uno dei principali strumenti per aumentare la produttività è rappresentato dall’intelligenza artificiale, che Biffi considera un’occasione decisiva se applicata alla salute, ai trasporti, all’energia e agli altri comparti dell’economia reale. L’Italia può contare sulla sua forte specializzazione manifatturiera e su una conoscenza dei processi industriali costruita nel tempo.

Un’indagine realizzata con il Politecnico di Milano su 700 aziende di settori e dimensioni differenti mostra una diffusione in rapido aumento. Oggi il 49% delle imprese esaminate ha già progetti attivi nell’intelligenza artificiale e un ulteriore 18% prevede di adottarla a breve; alla fine del 2024 la quota era inferiore al 20%.

La dimensione aziendale continua a incidere, ma non è l’unico elemento determinante. L’adozione riguarda il 40% delle microimprese, il 41% delle piccole, il 48% delle medie e il 79% delle grandi aziende. Le startup innovative raggiungono però il 77%, mentre un anno prima l’utilizzo era concentrato soprattutto nelle grandi imprese, ferme al 39%, e coinvolgeva appena il 15% delle piccole e medie imprese.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Più credito, ma anche nuovo capitale

Per accompagnare la crescita non basta un sistema bancario orientato esclusivamente alla stabilità. Biffi ha riconosciuto il lavoro svolto negli ultimi anni per avvicinare il credito ai progetti industriali, ma ha chiesto ulteriori strumenti capaci di sostenere chi investe in tecnologia, nuovi mercati e sviluppo produttivo.

Il finanziamento bancario resta essenziale per un tessuto formato in larga parte da piccole e medie imprese specializzate. In alcune fasi, tuttavia, il debito non è sufficiente: acquisire un concorrente, espandersi in un altro Paese o portare una tecnologia dalla sperimentazione alla produzione richiede anche capitale di rischio.

Private equity, venture capital, private debt, quotazioni e investitori istituzionali possono ampliare le possibilità disponibili. Il presidente di Assolombarda ha richiamato anche il divario europeo: il risparmio è abbondante, ma una parte troppo ridotta viene indirizzata verso le imprese e gli investimenti produttivi, mentre molte risorse finiscono all’estero.

Per questo Biffi ha indicato come priorità il rafforzamento della Savings and Investments Union e di un mercato europeo dei capitali più integrato. Nel frattempo, ha aggiunto, le aziende non possono attendere i tempi della riforma e devono trovare subito le risorse per investire.


Casa e competenze sono decisive

La capacità di attrarre e trattenere lavoratori dipende anche da retribuzioni e servizi di welfare adeguati. Tra i fattori che pesano sempre di più c’è l’abitazione: per quasi un giovane su due la difficoltà di trovare casa condiziona le decisioni su studio e lavoro, mentre quattro persone su dieci hanno rinunciato negli ultimi tre anni ad almeno un’opportunità formativa o professionale a causa della distanza o dei problemi legati al trasferimento.

Biffi ha quindi valutato positivamente il Piano Casa nazionale e ha proposto un intervento specifico per coinvolgere le imprese. L’idea prevede la piena deducibilità dei canoni di locazione sostenuti dalle aziende e un trattamento fiscale favorevole per i dipendenti; la misura avrebbe un costo pubblico stimato in 551 milioni di euro all’anno a regime e potrebbe interessare oltre 280 mila lavoratori in Italia.

Anche le risorse pubbliche, secondo Assolombarda, dovrebbero servire a mobilitare maggiori investimenti privati attraverso garanzie e strumenti capaci di limitare il rischio. «Senza giovani non c’è industria», ha sintetizzato Biffi, collegando la questione abitativa alla possibilità concreta di costruire il futuro nei territori produttivi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere