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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

India, l'opposizione denuncia 130 milioni di cancellazioni dagli elenchi

L’opposizione accusa il governo Modi: musulmani e minoranze sarebbero stati colpiti più degli altri dalla revisione elettorale

Decine di migliaia di persone hanno manifestato a Nuova Delhi contro la revisione delle liste elettorali promossa dal governo di Narendra Modi. Al centro della protesta c’è la cancellazione di 130 milioni di nominativi, tra i quali, secondo un’inchiesta, figurerebbero anche cittadini ancora autorizzati a votare.

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L’opposizione si ritrova in piazza

Sul palco allestito nella capitale sono saliti i principali esponenti dei partiti contrari al governo. Il corteo è stato promosso dall’alleanza guidata dal Partito del Congresso, che ha riunito forze politiche divise dai successi ottenuti negli ultimi anni da Modi.

La partecipazione è stata considerata una delle più rilevanti dimostrazioni pubbliche dell’opposizione nell’ultimo periodo, anche se il numero dei presenti è rimasto al di sotto delle attese della vigilia. Il movimento giovanile Scarafaggi, protagonista di recenti proteste contro le politiche dell’esecutivo, ha sostenuto l’iniziativa senza mandare propri rappresentanti sul palco.


I dubbi sulle liste elettorali

Il governo sostiene che l’operazione serva a rimuovere dagli elenchi i nomi di persone morte, inesistenti o prive dei requisiti per partecipare alle prossime elezioni. Un’inchiesta dell’Indian Express ha però rilevato che tra i nominativi eliminati ci sarebbero anche milioni di elettori ancora titolari del diritto di voto.

L’effetto, secondo le accuse rivolte all’esecutivo, sarebbe stato particolarmente pesante per la popolazione musulmana e per altre minoranze. La comunità islamica viene generalmente considerata più vicina al Partito del Congresso che al governo nazionalista guidato da Modi.


Il bilancio del governo Modi

Il Partito del Congresso, che ha guidato l’India per gran parte del periodo successivo all’indipendenza del 1947, arriva alla protesta dopo tre sconfitte elettorali consecutive contro il Bharatiya Janata Party, formazione conservatrice e nazionalista di cui Modi è il principale esponente.

Il premier è al potere da oltre dieci anni ed è stato accusato più volte di aver limitato diritti e libertà. Tra i casi ricordati figurano la revoca dell’autonomia del Jammu e Kashmir e la repressione delle mobilitazioni nate contro quella decisione.

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L’India, con più di un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, resta la democrazia più popolosa del pianeta. Le elezioni parlamentari del 2024 sono state ritenute generalmente libere e corrette da Freedom House, che ha tuttavia segnalato un progressivo indebolimento delle garanzie istituzionali.


Media e diritti sotto pressione

Nel 2023 una riforma della Commissione Elettorale ha ampliato l’influenza del primo ministro sulla scelta dei vertici dell’organismo. In precedenza, la commissione era considerata un’autorità indipendente.

L’esecutivo ha inoltre attaccato più volte i mezzi di informazione considerati ostili. Nel 2024 le proteste popolari hanno contribuito a fermare un provvedimento che avrebbe attribuito al governo maggiori poteri di controllo sugli organi di stampa.

Le autorità sono state accusate anche di favorire campagne anti-islamiche diffuse da alcuni mezzi di informazione e organizzazioni. Nel 2019 una legge ha facilitato l’ottenimento della cittadinanza per profughi e minoranze non musulmane provenienti da Paesi confinanti come Bangladesh e Pakistan, misura giudicata discriminatoria.


Il consenso resta ampio

Le prossime elezioni parlamentari sono previste nel 2029. Secondo alcuni sondaggi, la coalizione al governo mantiene il primo posto nelle intenzioni di voto e Modi conserva un vantaggio netto sul leader dell’opposizione Gandhi.

La mancanza di una figura capace di contendere davvero la leadership al premier è indicata come una delle principali fragilità delle forze anti-governative. A sostenere Modi contribuiscono anche la crescita economica dell’India e le ambizioni del Paese sul piano internazionale, mentre povertà diffuse e carenze del sistema sanitario pubblico non hanno finora ridotto in modo significativo il suo consenso.

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