In Iran, il dottorando Shahin Shokouhi si sarebbe dato fuoco
Lo studente era già stato arrestato nel dicembre 2025; in Iran l’autoimmolazione riguarda il 16% dei ricoveri per ustioni
Il dottorando Shahin Shokouhi si sarebbe dato fuoco a Teheran dopo le pressioni subite all’università e da parte degli apparati di sicurezza. La notizia, rilanciata nelle ultime ore da canali legati agli studenti iraniani, non è stata verificata in modo indipendente.
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Il caso del dottorando
Il nome di Shokouhi era già comparso nei resoconti sulle proteste contro le autorità iraniane. Il 30 dicembre 2025 il giovane era stato arrestato insieme agli studenti universitari Mobin Aminian, Aref Hadi-Nejad e Mani Eidi. Nella stessa operazione era stato fermato anche Abolfazl Morovvati, iscritto all’Università di Tecnologia Sharif.
Secondo le informazioni disponibili, tutti e cinque furono liberati nella stessa giornata. Nei giorni scorsi, il canale Telegram Tehran-Daneshjoo aveva inoltre riferito di un aumento delle convocazioni degli studenti da parte dei servizi di sicurezza nell’edificio Foolad, in via Azar 16. Sarebbe davanti a quella struttura che Shokouhi avrebbe tentato di togliersi la vita. Non sono stati diffusi dettagli sulle sue condizioni.
Un fenomeno diffuso in Iran
Tehran-Daneshjoo e Al-Zahra Twitter raccolgono informazioni sulle attività dei dissidenti nelle università iraniane. Le notizie pubblicate da questi canali sono però difficili da controllare attraverso riscontri autonomi.
L’autoimmolazione non rappresenta un episodio isolato nel Paese. Un’analisi pubblicata da ScienceDirect, basata su banche dati mediche consultate fino ad agosto 2025, indica che i casi costituiscono circa il 16% dei ricoveri per ustioni in Iran. Le persone coinvolte sono soprattutto donne e giovani, con un rapporto tra uomini e donne vicino a uno a tre e un’età media di 27 anni.
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Le cause indicate dagli studi
La ricerca collega il fenomeno a diversi fattori: il controllo familiare patriarcale, la violenza all’interno dei rapporti, le difficoltà economiche, i vincoli sociali e culturali e il disagio psicologico. La pressione esercitata dagli apparati statali può aggiungersi a condizioni personali e familiari già difficili.
Un precedente noto è quello di Sahar Khodayari, morta il 9 agosto 2019 per le ustioni riportate dopo essersi data fuoco. La donna era stata convocata in tribunale con l’accusa di essere entrata illegalmente in uno stadio per assistere a una partita di calcio.
Il tema era stato raccontato anche da Azar Nafisi nel libro “Leggere Lolita a Teheran”, nel capitolo intitolato “Gatsby”. Il caso di Shokouhi riporta ora l’attenzione sulle conseguenze delle pressioni rivolte agli studenti e sulla diffusione dell’autoimmolazione nella società iraniana.
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