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Attualità 2 min di lettura19 min fa

Imprese, estate da record: ma l’artigianato rallenta

Il segnale più contrastato arriva dall’artigianato: tra luglio e settembre il comparto ha aggiunto 1.401 imprese, ma la velocità di crescita è scesa allo 0,11%, rispetto allo 0,15% dello stesso periodo del 2025.

Il segnale più contrastato arriva dall’artigianato: tra luglio e settembre il comparto ha aggiunto 1.401 imprese, ma la velocità di crescita è scesa allo 0,11%, rispetto allo 0,15% dello stesso periodo del 2025. Roma è la provincia con il maggior numero di nuove attività, mentre Veneto e Marche hanno chiuso il trimestre con un saldo negativo, rispettivamente di 209 e 103 imprese.

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L’artigianato perde slancio

A pesare sul risultato sono soprattutto le società di persone artigiane, diminuite di 906 unità, e la manifattura artigiana, che ha registrato 615 imprese in meno. Nel Lazio, inoltre, l’incremento percentuale si è quasi dimezzato, passando dallo 0,57% allo 0,31%.

Il rallentamento del comparto non annulla comunque il saldo positivo nazionale. La dinamica artigiana si inserisce in un quadro generale di crescita, seppure con differenze marcate tra territori e attività economiche.


Edilizia e servizi guidano la crescita

Il contributo più consistente arriva da costruzioni, alloggio e ristorazione e attività professionali, scientifiche e tecniche. Insieme hanno prodotto 9.687 nuove imprese, oltre metà dell’aumento complessivo registrato in Italia.

Anche alcuni settori tradizionali hanno cambiato direzione rispetto all’estate del 2025. Il commercio ha guadagnato 1.486 attività, l’agricoltura 798 e la manifattura 123, dopo che tutti e tre i comparti avevano segnato una variazione negativa dello 0,03% un anno prima.


Piccoli comparti, tassi più elevati

Le percentuali più alte riguardano però attività con una consistenza numerica più contenuta. Energia elettrica e gas sono cresciuti del 2,33%, pari a 364 imprese, mentre le attività finanziarie e assicurative hanno segnato un aumento dell’1,49%, arrivando a 2.281 imprese.

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Sono sette i comparti con un incremento superiore allo 0,9%. Tra questi figurano sanità e assistenza sociale (+0,97%), attività artistiche e sportive (+0,94%) e telecomunicazioni e informatica (+0,93%). L’unica variazione negativa riguarda le attività estrattive, che hanno perso 17 imprese su 3.227, con un calo dello 0,52%.


Le società di capitali fanno la differenza

La componente societaria più strutturata ha concentrato gran parte dell’espansione. Le società di capitali hanno registrato 22.812 iscrizioni a fronte di 8.283 cessazioni: il saldo è quindi di 14.529 unità, con una crescita dello 0,73%, pari al 79% dell’aumento nazionale.

Le ditte individuali hanno invece incrementato la propria consistenza di 5.030 imprese, con un tasso dello 0,18%, superiore allo 0,12% dell’estate 2025. Prosegue al contrario la contrazione delle società di persone, diminuite di 1.342 unità (-0,17%), allo stesso ritmo dell’anno precedente.


Il bilancio nazionale dell’estate

Nel complesso, il Registro delle imprese delle Camere di commercio ha rilevato 62.788 iscrizioni nel periodo compreso tra luglio e settembre, il 2,5% in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. Le cessazioni sono state 44.385, determinando un saldo positivo di 18.403 attività.

L’incremento corrisponde a una variazione dello 0,32%, contro il +0,29% ottenuto nell’estate dello scorso anno, quando l’aumento era stato di 16.920 imprese. Alla fine di settembre lo stock nazionale ha raggiunto quota 5.828.620, secondo la rilevazione trimestrale Movimprese realizzata da Unioncamere e InfoCamere. Diciotto dei diciannove principali settori hanno chiuso il trimestre con un saldo attivo.

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