Imballaggi, la stretta è legge: chi rischia le multe dal 2030
Le nuove regole riguardano confezioni per alimenti, ortofrutta, condimenti e prodotti destinati agli alberghi: richiesti certificati di biodegradabilità e compostabilità.
Le violazioni delle nuove disposizioni saranno punite con sanzioni amministrative comprese tra 2.500 e 25mila euro, ma l’applicazione delle multe partirà dal 1° gennaio 2030. Nei casi più gravi, quando il valore degli imballaggi coinvolti supera il 10% del fatturato del responsabile, l’importo massimo può arrivare fino a quattro volte la soglia ordinaria.
A far scattare la sanzione non sarà soltanto l’uso di confezioni non conformi. La legge considera infatti punibili anche dichiarazioni di conformità non veritiere o formulazioni utilizzate per aggirare i vincoli introdotti.
Alberghi e alimenti tra i più coinvolti
La stretta interessa diverse categorie di contenitori usa e getta. Tra queste rientrano le confezioni destinate a frutta e verdura fresca preconfezionata, purché il peso sia inferiore a 1,5 kg, oltre agli involucri per alimenti e bevande riempiti e consumati all’interno di alberghi, ristoranti e attività di catering.
Nel comparto dell’ospitalità e della ristorazione, le nuove condizioni valgono anche per le porzioni singole di condimenti. Sono comprese conserve, salse, panna da caffè e zucchero. Restano invece fuori dall’obbligo i contenitori consegnati insieme a cibi pronti da asporto destinati a essere consumati subito, senza ulteriori preparazioni.
Le eccezioni previste dalla legge
Il provvedimento esclude inoltre gli imballaggi impiegati per ragioni di sicurezza e igiene all’interno di ospedali, cliniche e residenze sanitarie assistenziali. La deroga riguarda quindi strutture nelle quali il confezionamento risponde a esigenze sanitarie specifiche.
Un’altra parte delle norme riguarda i prodotti offerti ai turisti. Sono interessati gli imballaggi flessibili monouso per cosmetici e articoli per l’igiene personale messi a disposizione nel settore dell’accoglienza, quando sono destinati all’uso individuale e vengono eliminati prima dell’arrivo dell’ospite successivo.
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Certificazioni più severe per la plastica
Per essere commercializzate per la prima volta in Italia, le confezioni di plastica monouso coinvolte dovranno rispettare requisiti più rigorosi. Oltre ai formati e agli impieghi ammessi dalle norme dell’Unione europea in vigore da febbraio 2025, dovranno possedere una certificazione rilasciata da organismi accreditati.
Il documento dovrà attestare la biodegradabilità e la compostabilità del materiale secondo gli standard europei. Il governo punta così a ridurre l’impatto dei prodotti usa e getta e il consumo di risorse naturali, sostenendo al tempo stesso la ricerca industriale e la competitività delle aziende attive nelle bioplastiche compostabili.
Il via libera definitivo della Camera
Il decreto imballaggi ha ottenuto l’approvazione conclusiva dell’aula di Montecitorio con 178 voti favorevoli, 57 contrari e 79 astensioni. Le disposizioni risultano in vigore dall’8 agosto scorso e fissano il nuovo quadro per alcune tipologie di confezioni in plastica destinate al mercato nazionale.
Tra gli obiettivi indicati dal provvedimento figurano la riduzione degli effetti ambientali della plastica monouso e il rafforzamento dell’economia circolare. Le misure cercano inoltre di allineare la disciplina italiana alle regole europee senza penalizzare il settore produttivo degli imballaggi compostabili.
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