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Attualità 3 min di lettura6 ott

Ilva, il varco fatale: cosa emerge sulla morte di Salamida

La consulenza medico-legale ricostruisce la caduta di quasi sette metri, esclude malori e intossicazioni e segnala modifiche nella disposizione degli oggetti sul luogo dell’incidente.

La morte di Claudio Salamida sarebbe stata provocata dalla caduta attraverso un’apertura presente nella pavimentazione dell’ex Ilva di Taranto. L’operaio, 47 anni, perse la vita il 12 gennaio 2026 dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’Acciaieria 2: il dislivello rilevato è di 6,96 metri.

La consulenza firmata dalla medico legale Liliana Innamorato, incaricata dal sostituto procuratore Mariano Evangelista Buccoliero, esclude che all’origine dell’incidente vi siano stati consumo di alcol, uso di sostanze o un problema cardiaco. Il documento è ora agli atti dell’inchiesta, mentre si attendono la conclusione degli accertamenti e le eventuali richieste di rinvio a giudizio.


La caduta attraverso il pavimento

Secondo la ricostruzione tecnica, Salamida sarebbe scivolato quasi verticalmente, colpendo per primo con il lato sinistro del volto e la testa il grigliato metallico del piano sottostante. Le lesioni riscontrate durante l’autopsia sono state devastanti: fratture craniche, facciali, costali e vertebrali, oltre a una vasta emorragia intracranica e alla fuoriuscita di tessuto cerebrale dalle ferite.

La consulente ha collegato la gravità dei traumi a un arresto cardiorespiratorio irreversibile sopraggiunto in tempi rapidissimi. Sul quarto piano, dove venne trovato il corpo coperto da un telo bianco e disteso sulla schiena, gli investigatori individuarono anche l’elmetto rosso dell’operaio, con il suo nome all’interno e il riferimento ad ArcelorMittal sull’esterno.

I rilievi eseguiti il giorno dell’incidente hanno concentrato l’attenzione sul piano superiore. Qui erano presenti tre assi di legno e due pedane metalliche da ponteggio. Una delle tavole risultava sostenuta da un tubo sospeso, mentre le pedane non erano accostate tra loro. Al di sotto mancava una parte del grigliato, creando un varco dal quale era possibile vedere direttamente il corpo precipitato al livello inferiore.


Gli oggetti non erano più al loro posto

Un secondo sopralluogo, effettuato il 21 maggio 2026 dopo la rimozione dei sigilli, ha fatto emergere una modifica nella scena. Gli investigatori hanno annotato che diversi elementi non si trovavano nella stessa posizione rilevata a gennaio, comprese le due pedane metalliche sistemate sopra l’apertura e le tre tavole di legno collocate lungo il bordo del varco.

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Il significato di questi spostamenti dovrà essere valutato dagli inquirenti al termine delle indagini. Nella zona erano inoltre presenti due telecamere funzionanti, ma non collegate ad alcun sistema di registrazione: non risultano quindi immagini capaci di documentare la dinamica della caduta.


Il monossido non ha causato il decesso

Gli esami tossicologici hanno dato esito negativo per alcol e sostanze d’abuso. La consulenza non ha trovato neppure elementi compatibili con un malore cardiaco che potesse spiegare la perdita dell’equilibrio o la caduta.

Nel sangue prelevato dal cuore è stata misurata una carbossiemoglobina pari al 4,15%, cioè una quota di emoglobina legata al monossido di carbonio. Per la specialista, tuttavia, il dato non raggiunge livelli in grado di alterare coscienza o capacità motorie e non può essere considerato causa, concausa o fattore favorente della morte.

Salamida non fumava e i controlli sanitari effettuati durante l’attività lavorativa avevano registrato valori sempre inferiori al 5%, indicato come limite di riferimento per i dipendenti non fumatori. La percentuale rilevata dopo il decesso è stata quindi ritenuta compatibile con un’esposizione ordinaria legata all’ambiente di lavoro, non con un’intossicazione improvvisa.

La vicenda si inserisce nel quadro giudiziario più ampio che riguarda lo stabilimento tarantino. La Corte d’Appello di Milano ha confermato per la seconda volta il provvedimento che dispone lo spegnimento degli altiforni; sulla misura dovrà pronunciarsi la Cassazione il 20 ottobre.

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