Attualità 3 min di lettura15 ott

Il mondo senza regista: la Cina vuole riscrivere le regole globali

Il politologo Emidio Diodato analizza il declino dell’egemonia statunitense, l’ascesa normativa di Pechino e le divisioni che frenano l’Europa.

La fase dominata dagli Stati Uniti si sta esaurendo, ma il suo successore non è ancora comparso. Secondo Emidio Diodato, professore ordinario di Scienza politica all’Università per Stranieri di Perugia, la Cina non punta soltanto a diventare una delle potenze di un sistema multipolare: ambisce soprattutto a stabilire nuovi criteri e nuove regole per definire l’ordine mondiale.

È questa la chiave di lettura del suo libro “Che cos’è la geopolitica”, pubblicato da Carocci in una seconda edizione ampiamente rivista rispetto a quella del 2011. L’analisi parte dalla crisi dell’egemonia americana e arriva al ruolo possibile dell’Europa, ancora ricca di risorse ma indebolita dalle divisioni interne.


Pechino cerca un nuovo centro di gravità

Diodato considera superata la fase in cui Washington poteva sostenere da sola l’architettura internazionale costruita dopo la Seconda guerra mondiale. Quel sistema comprendeva, tra gli altri pilastri, le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale e un insieme di regole pensate per integrare progressivamente anche l’Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese.

L’attuale passaggio non conduce però automaticamente a una nuova Guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. Né è certo che l’esito sia un equilibrio stabile tra più poli. “Siamo già entrati in un mondo post-americano”, osserva Diodato, secondo cui il vuoto lasciato dall’indebolimento della leadership statunitense apre scenari differenti e non ancora definiti.

Per il politologo, il confronto decisivo riguarda le diverse idee di civiltà e di organizzazione del mondo. La Cina promuove una propria grande narrazione, legata alla tradizione millenaria del Paese ma proiettata verso il futuro, con l’obiettivo di sostituire gradualmente gli Stati Uniti nella definizione degli standard internazionali.

Tra gli esempi citati c’è il progetto cinese per una struttura internazionale dedicata alla cooperazione e alla gestione dell’intelligenza artificiale, con sede a Shanghai. La scelta di creare nuovi organismi, invece di affidarsi soltanto a quelli già esistenti, consentirebbe a Pechino di incidere direttamente su regole e priorità.


Trump e il ritorno dei grandi spazi

Nel libro, la traiettoria americana viene riletta attraverso il cosiddetto “destino manifesto”, dalla dottrina Monroe alla costruzione dell’ordine atlantico. Diodato interpreta la politica di Donald Trump come il recupero di una tradizione nazionale precedente all’internazionalismo liberale.

Il richiamo a William McKinley, le rivendicazioni riguardanti Panama e l’Artico e la decisione di modificare il nome del golfo del Messico vengono presentati come segnali di una concezione fondata sul controllo degli spazi strategici. La geografia, tuttavia, non è l’unico elemento che determina il potere.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La geopolitica, nella prospettiva proposta dal volume, deve infatti tenere insieme tre piani: quello geostrategico, quello geoeconomico e quello geoculturale. Accanto alla forza militare contano quindi infrastrutture, scambi commerciali, reti finanziarie, tecnologie e capacità di imporre standard riconosciuti dagli altri attori.

Il termine stesso, ormai impiegato per descrivere guerre, rotte commerciali, innovazione tecnologica e decisioni governative, rischia però di diventare ambiguo. Diodato usa l’immagine biblica della torre di Babele per descrivere una disciplina nella quale la stessa parola può assumere significati molto diversi, fino a trasformarsi in una lettura del mondo modellata più sulle convinzioni dell’osservatore che sui fatti.


L’Europa ha risorse ma non unità

L’Unione europea possiede un peso economico rilevante e, considerando anche il Regno Unito, dispone complessivamente di capacità militari importanti. Il suo limite principale, secondo Diodato, non è dunque l’assenza di strumenti, ma l’incapacità di trasformare quelle risorse in una direzione politica comune.

La frattura attraversa ormai diversi schieramenti e non coincide più soltanto con la contrapposizione tra destra e sinistra. Le ultime tre legislature del Parlamento europeo mostrano, a suo giudizio, una divisione tra chi sostiene una maggiore integrazione e chi la respinge, con conseguenze su economia, diritti, politica estera e agricoltura.

Questa difficoltà pesa anche sulla risposta alle crisi internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente. Diodato ritiene tuttavia che il ruolo europeo nel conflitto ucraino sia stato determinante: “Senza l’Unione europea la guerra in Ucraina sarebbe conclusa, e si sarebbe conclusa con una vittoria di Putin”.

La valutazione si accompagna alla preferenza per un compromesso capace di fermare le ostilità. In uno scenario dominato esclusivamente dalla forza, il ritardo dell’Europa sarebbe difficile da recuperare; se invece il futuro resterà aperto alla ridefinizione delle regole, l’Unione potrà ancora ritagliarsi uno spazio, a condizione di superare le proprie divisioni.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere