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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

Il laboratorio più alto del mondo punta all’Unesco: la storia del pione

Nel 1947, sulle Ande boliviane, venne confermata l’esistenza del pione, una particella subatomica la cui scoperta coinvolse direttamente due scienziati premiati con il Nobel.

Nel 1947, sulle Ande boliviane, venne confermata l’esistenza del pione, una particella subatomica la cui scoperta coinvolse direttamente due scienziati premiati con il Nobel. È anche su questo risultato che la Bolivia basa la candidatura del Laboratorio di fisica cosmica di Chacaltaya alla lista del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

La struttura si trova a 5.220 metri di altitudine e appartiene all’università statale. Secondo le autorità scientifiche boliviane, si tratta del laboratorio più elevato al mondo nel proprio settore, una caratteristica che si aggiunge al valore storico delle ricerche condotte sul posto.

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Una candidatura nata dalla storia scientifica

Martín Subieta, direttore dell’Istituto di ricerche fisiche, ha indicato nei risultati ottenuti sulla montagna il motivo centrale della richiesta. «La storia legata a grandi traguardi scientifici che sono stati raggiunti su questa montagna» rappresenta, a suo giudizio, l’elemento principale da valorizzare davanti all’Unesco.

Il riferimento più importante è alla conferma del pione, osservato nel 1947. Quella ricerca costituisce il passaggio più significativo della vicenda scientifica di Chacaltaya e lega il laboratorio a studiosi che in seguito hanno ricevuto il premio Nobel.

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Il ghiacciaio è scomparso, la ricerca continua

Il contesto ambientale della montagna è però cambiato profondamente. Il ghiacciaio di Chacaltaya è scomparso nel 2009 a causa del cambiamento climatico, mentre l’area ha mantenuto una funzione scientifica attraverso la presenza di stazioni dedicate al controllo dei gas serra.

A breve distanza dal laboratorio storico è inoltre in corso la costruzione di un nuovo osservatorio per i raggi cosmici. Il progetto viene realizzato con il sostegno del Giappone e affianca le attività di monitoraggio già presenti nella zona, mantenendo Chacaltaya al centro della ricerca fisica d’alta quota.

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