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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Igiene intima, il tabù che pesa su corpo, relazioni e lavoro

Una ricerca fotografa disagi, silenzi e conseguenze psicologiche legati all’igiene intima, mentre gli esperti chiedono più informazione e meno stigma

L’igiene intima non riguarda soltanto la salute personale: può incidere sulla possibilità di vivere pienamente la scuola, il lavoro e le relazioni sociali. Diana De Marchi sottolinea infatti che servono contesti capaci di rimuovere gli ostacoli legati alle condizioni fisiologiche, così da garantire partecipazione e pari opportunità.

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Il disagio supera la sfera privata

La ricerca realizzata da AstraRicerche per Essity rileva che il 28,8% delle persone intervistate incontra difficoltà nella gestione dell’igiene quando ne ha bisogno. Ansia, dolore e timore di sentirsi a disagio possono quindi riflettersi sulla presenza quotidiana, dalle aule scolastiche agli ambienti professionali, fino alla vita sociale.

De Marchi invita a rafforzare l’educazione sulla salute mestruale e ginecologica e a mantenere aperto il confronto pubblico. L’obiettivo, spiega, è contrastare quei pregiudizi che ancora spingono molte donne, comprese le più giovani, a non chiedere aiuto o a non comunicare i propri bisogni.


La ricerca mette a nudo i silenzi

Il tema è al centro del secondo episodio di “IntimaMente Noi”, il vodcast prodotto da Essity insieme ad Adnkronos. Alla discussione partecipano Diana De Marchi, presidente della commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, la psicosessuologa Leni Marseglia e Alessandra Lisco, Marketing Director Iberia & Italy di Essity.

Secondo lo studio “Gli italiani, l’igiene personale e l’igiene intima”, l’83,8% delle donne coinvolte ha sperimentato almeno una forma di disagio durante il ciclo. Tra le situazioni più frequenti figurano la paura di macchiarsi, indicata dal 59,7%, il timore dei cattivi odori, al 41,1%, e la vergogna per essersi sporcate in pubblico, segnalata dal 26%; tra le 18-29enni quest’ultima percentuale arriva al 39%.

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Insicurezza e intimità di coppia

Quando emerge un dubbio o una preoccupazione, il 36,1% delle intervistate preferisce non parlarne con nessuno. Il partner è la persona scelta più spesso, con il 28,9%; includendo genitori e fratelli, la quota dei familiari raggiunge il 40,9%. Gli amici si fermano al 22,2%, mentre il ricorso a medici e specialisti arriva complessivamente al 14,5%, considerando medico di base, ginecologo, psicologo e altri professionisti.

Lisco considera allarmante il ricorso ancora limitato agli specialisti, sia per gli aspetti fisici sia per quelli psicologici, mentali e sessuali. La sua indicazione è di affrontare l’imbarazzo attraverso il dialogo e la possibilità di esprimersi senza giudizio.


Un’immagine del corpo da ripensare

La percezione di una scarsa igiene ha conseguenze anche nella comunicazione e nella vita affettiva: il 77,1% associa questa condizione a imbarazzo e vergogna nel parlare, il 73,5% ritiene che renda più difficile lasciarsi andare, mentre il 69,3% pensa che possa danneggiare l’intimità della coppia. Per il 67,8% può inoltre creare distanza dalla persona amata e per il 63,5% ostacolare l’espressione dei sentimenti.

Marseglia osserva che molte donne vivono ancora un rapporto insicuro con vulva e vagina. «La maggioranza teme di avere un odore sgradito, anche subito dopo essersi lavata, oppure pensa di non avere un corpo abbastanza piacevole», afferma la psicosessuologa, indicando nella cultura sociale una delle cause di questa narrazione negativa. A suo giudizio, questo schema deve essere messo in discussione.

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