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Attualità 4 min di lettura9 ore fa

IA, la scommessa sul debito ora espone anche i mercati

La costruzione di centri dati e infrastrutture per l’intelligenza artificiale sta spingendo le grandi aziende tecnologiche verso emissioni record, con effetti sull’intero sistema finanziario.

La Banca d’Inghilterra ha evidenziato un possibile squilibrio nella corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale: i debiti contratti per costruire i centri dati possono durare decenni, mentre i chip che ne sostengono la capacità di calcolo rischiano di diventare superati in pochi anni. Se la domanda rallentasse, la difficoltà non riguarderebbe soltanto i proprietari degli impianti.

Una parte dei nuovi centri dati viene infatti realizzata da società create appositamente, che raccolgono finanziamenti e poi concedono le strutture in affitto alle grandi aziende tecnologiche. In questo modo l’indebitamento non appare direttamente nei conti del gruppo committente, anche se la restituzione dei prestiti dipende in larga misura dai canoni che la stessa società si è impegnata a versare.


Una scommessa distribuita nel credito

Il rischio si propaga così tra soggetti formalmente separati. Un fondo pensione può acquistare obbligazioni di una grande azienda tecnologica, mentre una compagnia assicurativa finanzia il costruttore o il proprietario del centro dati utilizzato da quella stessa società. Nel frattempo, un’impresa energetica può ricorrere al debito per rafforzare la rete necessaria ad alimentare l’impianto.

La loro capacità di rimborsare i finanziamenti resta però legata a una premessa comune: che il bisogno di potenza di calcolo continui ad aumentare abbastanza da rendere redditizi gli investimenti sostenuti oggi. Un eventuale raffreddamento dell’intelligenza artificiale potrebbe quindi coinvolgere più anelli della catena finanziaria, non soltanto chi ha emesso direttamente i titoli destinati ai centri dati.


Per l’IA il denaro costa di più

A settembre, le obbligazioni delle aziende maggiormente legate all’intelligenza artificiale presentavano uno scarto medio di circa 115 punti base rispetto ai titoli di Stato, contro i 78 punti del comparto societario di elevata qualità creditizia. Gli investitori non stanno necessariamente segnalando un’imminente insolvenza: chiedono una remunerazione superiore perché nei loro portafogli si sta accumulando una quantità crescente di debito riconducibile allo stesso settore.

Ogni nuova emissione aumenta quindi l’esposizione verso un’unica scommessa industriale. Per ottenere ulteriori finanziamenti, le società devono offrire condizioni più allettanti, mentre gli altri emittenti si trovano a competere per la stessa liquidità disponibile. È un cambio di scenario per gruppi che, fino a poco tempo fa, potevano sostenere gran parte della crescita con la cassa generata dalle proprie attività.


Investimenti con una scala inedita

L’intelligenza artificiale ha reso molto più costosa l’espansione tecnologica. Per addestrare e gestire nuovi modelli non bastano programmi e personale: occorrono edifici enormi, migliaia di server, processori avanzati, sistemi di raffreddamento e forniture elettriche sempre più consistenti. Le spese arrivano subito, mentre i ricavi destinati a ripagarle dovrebbero maturare negli anni successivi.

Nel 2025 nove grandi gruppi, tra cui Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, hanno raccolto 122 miliardi di dollari attraverso il mercato obbligazionario. La cifra equivale al 45 per cento delle emissioni realizzate nello stesso anno dalle aziende tecnologiche di tutto il mondo.

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Le proiezioni dell’OCSE mostrano quanto potrebbe ampliarsi il fenomeno. Tra il 2026 e il 2030, per le società considerate sono previsti investimenti complessivi pari a 4.100 miliardi di dollari. Se il 50 per cento venisse finanziato con obbligazioni, il fabbisogno rappresenterebbe da solo circa il 15 per cento dei volumi storici emessi a livello globale dalle imprese non finanziarie.

Le stime possono ancora modificarsi e non è certo che tutto il capitale venga raccolto tramite titoli di debito. Tuttavia, l’ordine di grandezza indica che i gestori di infrastrutture informatiche e di servizi di calcolo stanno entrando nel mercato del credito con necessità che, fino a pochi anni fa, sarebbero sembrate fuori scala per imprese di questo tipo.


Le nuove emissioni cambiano le priorità

Per ora l’aumento degli oneri finanziari ha interessato soprattutto i grandi gruppi tecnologici. Ma se le loro emissioni diventassero una presenza abituale, anche gli altri debitori dovrebbero rivedere la propria strategia. Le aziende scelgono infatti con attenzione il momento del collocamento, evitando periodi in cui gli investitori hanno già impegnato molta liquidità in operazioni di grandi dimensioni.

Un’emissione da decine di miliardi di dollari può spingere un’altra società a rinviare la vendita dei propri titoli oppure a modificarne la durata. Secondo testimonianze raccolte dal Financial Times, alcune imprese stanno già programmando le proprie operazioni tenendo conto delle mosse dei maggiori operatori di infrastrutture digitali, con una pressione particolarmente forte sulle scadenze più lunghe.

La raccolta si sta inoltre spostando oltre il mercato statunitense. Amazon ha collocato 14 miliardi di dollari canadesi in Canada; Alphabet ha ottenuto 5,5 miliardi di dollari australiani e 3,1 miliardi di franchi svizzeri. Nel Regno Unito ha anche venduto un titolo con durata di cento anni.

L’euro è diventato uno degli sbocchi principali di questa strategia. Durante l’estate, circa 40 miliardi di euro di obbligazioni emesse dai grandi operatori dei centri dati sono entrati nei principali indici europei del debito societario. Amazon ha inoltre realizzato la più grande emissione mai registrata in un mercato nel quale le imprese, storicamente, hanno fatto maggiore ricorso alle banche che agli investitori diretti.

Per l’Europa, ancora lontana da una posizione dominante nella competizione sull’intelligenza artificiale, si tratta almeno di un ruolo crescente come fonte di finanziamento per le grandi aziende tecnologiche statunitensi. Ma l’espansione del debito non è più soltanto una questione interna ai loro bilanci: coinvolge costruttori, fornitori di energia, investitori istituzionali e l’equilibrio complessivo del mercato obbligazionario.

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