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Attualità 1 min di lettura2 giorni fa

Hormuz, il bottino dei Pasdaran: catturato un drone Usa

Teheran sostiene di aver preso il controllo di un Remus 600 durante un’operazione condotta tra intelligence e guerra elettronica.

Il sequestro annunciato da Teheran aggiunge un nuovo elemento di tensione nello stretto di Hormuz, passaggio strategico già coinvolto nello scontro tra Iran e Stati Uniti. Le Guardie della Rivoluzione affermano di aver sottratto alle forze americane un drone subacqueo impiegato nell’area.


Un’operazione costruita tra mare e intelligence

Secondo il comunicato rilanciato dalla televisione di Stato iraniana, l’intervento sarebbe stato preparato con il contributo combinato degli apparati informativi e delle unità specializzate nelle attività di guerra elettronica. A portarlo a termine sarebbero state le forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione.

La stessa comunicazione descrive il mezzo come un apparato avanzato appartenente all’esercito statunitense, definito dalle autorità iraniane con l’espressione “esercito terrorista statunitense”. Nel messaggio, l’azione viene presentata come il risultato di un coordinamento complesso, senza però fornire ulteriori dettagli sulle modalità tecniche della cattura.


Il Remus 600 ora è sotto esame

Il veicolo identificato dalle Guardie è un Remus 600, modello progettato per operare sott’acqua e raccogliere informazioni. Teheran sostiene che il drone fosse impegnato in attività di sorveglianza clandestina: secondo la versione ufficiale, “operava nello stretto di Hormuz a fini di spionaggio”.

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Dopo il recupero, il dispositivo sarebbe stato affidato a specialisti incaricati di analizzarne il contenuto e di estrarre i dati conservati a bordo. Le autorità iraniane hanno quindi indicato che il mezzo si trova attualmente sotto il controllo dei propri esperti, ma non hanno precisato quali informazioni siano già state ottenute.

L’annuncio non rappresenta, secondo quanto riferito dalle stesse Guardie, il primo episodio di questo tipo segnalato nell’area. Nei giorni precedenti era infatti stata comunicata la presa di un altro drone subacqueo statunitense, indicato come uno dei sistemi più moderni dell’esercito americano, all’ingresso dello stretto di Hormuz.

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